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«Il cocktail tra due sieri è efficace»

Martina Trivigno
«Il cocktail tra due sieri è efficace»

Pistello difende la scelta e cita il precedente dell’epatite: «I risultati furono sorprendenti»

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Martina Trivigno

«La combinazione di vaccini anti-Covid diversi tra loro non solo è possibile, ma anche auspicabile». Si chiama “mix and match” (mescola e collega, ndr). Il principio è semplice: abbinare come richiamo, dopo la prima dose di vaccino prodotto da AstraZeneca, un siero a mRna messaggero tra quello prodotto da Pfizer-BioNTech o Moderna.

Il professor Mauro Pistello, direttore dell’unità operativa di biologia dell’Azienda ospedaliero-universitaria di Pisa, spiega che non bisognava aspettare che il Comitato tecnico scientifico si esprimesse per somministrare, come seconda dose, una tipologia di vaccino diverso dalla prima.

Professor Pistello, il ministero della Salute e l’Agenzia italiana del farmaco hanno detto sì alla somministrazione eterologa della seconda dose di vaccino agli under 60 vaccinati con AstraZeneca: cosa ne pensa?

«Lo sostenevo già diversi mesi fa e lo ripeto anche adesso: la combinazione è possibile, anzi auspicabile».

È l’esperienza a indicare questa strada?

«Sì. È già stato sperimentato con il vaccino contro l’epatite b, qualche anno fa. Quella volta, lo ricordo bene perché facevo parte di una commissione ministeriale, c’era un vaccino che funzionava poco. Quelle successive furono fatte con un altro tipo di vaccino e il risultato fu sorprendente».

Anche nel caso del vaccino anti-Covid alcune persone non hanno avuto la risposta sperata?

«Sì, ad esempio con Pfizer. Saranno seguite le indicazioni della circolare del ministero della Salute e di Aifa per gli under 60 a cui è stato somministrato il vaccino prodotto da AstraZeneca, ma anche nei casi di chi abbia avuto una minore efficacia con la prima dose si procederà con un’altra tipologia di vaccino».

Dopo le ultime notizie, qualcuno potrebbe essere intimorito dal vaccino: cosa si sente di dire agli scettici?

«I contagi sono drasticamente calati e il merito è della vaccinazione. Non lasciamoci scappare questa opportunità».

In ogni caso, è importante concludere il ciclo vaccinale?

«Sì. È fondamentale per avere una maggiore copertura contro gli attacchi del virus. Anche, e soprattutto, alla luce delle varianti. Per fare un esempio: l’efficacia del vaccino prodotto da Pfizer contro la variante indiana si attesta intorno al 30%, dopo soltanto la prima dose. Se però si somministra anche la seconda, la copertura aumenta».

Ci sono già degli studi a riguardo?

«No, ma saranno fondamentali anche per individuare la tempistica migliore per la somministrazione del richiamo dopo la prima dose di AstraZeneca».

E se la seconda dose fosse somministrata in ritardo rispetto al cronoprogramma originario ci sarebbero problemi?

«No. Fondamentale è la prima dose: è quella che ha il compito di preparare il sistema immunitario».

La decisione del ministero rischia di ritardare il raggiungimento dell’immunità di gregge in autunno?

«No. Pfizer-BioNtech è sempre stata molto regolare nelle consegna delle forniture. Sono convinto che il generale Figliuolo abbia considerato questa eventualità». –

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