«Abbiamo afferrato le gambe e lo abbiamo tirato a riva»
Il racconto dei due moldavi che hanno recuperato il corpo ormai esanime del pakistano «Oggi Dio ci ha aiutato a salvare una vita»
San Polo. «L’ho visto andare giù e ho capito che non stava scherzando». L’amico del ragazzo che ha rischiato di affogare nell’Enza è ancora sotto shock. «Anche io non so nuotare – racconta – e ho dato l’allarme». Attimi di confusione e paura quelli vissuti dalle decine di bagnanti lungo la spiaggetta di fianco al ponte. «Ero in acqua – racconta uno dei due uomini moldavi che, con grande fatica, sono riusciti a ripescare e a portare a riva il giovane – ho visto che un ragazzo gridava che sotto i miei piedi era affondato un suo amico. Mi sono immerso e ho sentito con i piedi che effettivamente c’era un corpo».
Da quel momento l’unico obiettivo è stato il salvataggio. «Io non sono bravo a nuotare – continua il moldavo – e quindi ho chiamato un amico che sa immergersi».
Che è arrivato di corsa. «Mi sono tuffato una prima volta – dice – e ho afferrato una gamba. Poi una seconda e ho sentito l’altra gamba».
Entrambi hanno cercato un appiglio, qualcosa che consentisse di trascinarlo a riva. «Ma era difficile – prosegue – alla fine però ci siamo riusciti. Quel ragazzo sembrava morto, è rimasto sott’acqua, senza respirare per più di due minuti». Quando il corpo esanime del pakistano è stato adagiato sulla riva è accorso un ragazzo e ha cominciato a fare la respirazione bocca a bocca: «È stato un tentativo disperato – racconta – ma che forse è servito a qualcosa. Lo speriamo tutti. Dio oggi ci ha aiutato a salvare una vita». —
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