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È morto Vincenzo Bertolini storico segretario del Pci reggiano

Ambra Prati
È morto Vincenzo Bertolini storico segretario del Pci reggiano

Se n’è andato nella notte, a causa di un infarto. Fu uno dei protagonisti del cosiddetto “Chi sa parli” 

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Ambra Prati

REGGIO EMILIA. È morto a 76 anni, stroncato da un infarto che l’ha colto nella notte nella sua abitazione di via Secchi, Vincenzo Bertolini, uno degli ultimi segretari del Pci reggiano e storico esponente dell’ala riformista o migliorista e anima critica della sinistra reggiana.

A rinvenirlo senza vita, ieri mattina sul divano, è stata un’amica che andava con regolarità a trovarlo e che ha fatto la terribile scoperta. «Mi ha telefonato alle 8 per avvisarmi, evidentemente non ha avuto il tempo di chiedere aiuto – ha confermato la sorella Norma – Soffriva di polinevrite e negli ultimi tempi camminava a fatica».

Originario di Sassalbo, in provincia di Massa Carrara, Bertolini si trasferì prima al Cerreto e poi a Lemizzone di Correggio, dove risiedono tuttora i familiari. Da quarant’anni abitava in centro storico, da solo non avendo avuto figli. A lungo legato all’ex assessore regionale Riccarda Nicolini (la figlia di Germano Nicolini, il comandante partigiano “Diavolo”), scomparsa da qualche anno, Bertolini fu con Otello Montanari uno dei protagonisti del cosiddetto “Chi sa parli”, la campagna per indagare su una serie di omicidi politici compiuti nel primo dopoguerra.

Molteplici i suoi incarichi, politici e non. Il più importante fu quello di segretario provinciale del Partito Comunista dal 1983 al 1989, ma anche capogruppo Pci in consiglio comunale a Reggio e successivamente consigliere regionale, sfiorando il Parlamento.

Tra i secondi fu vicepresidente Legacoop Reggio Emilia: e anche al mondo cooperativo non lesinò le critiche, così come a quel Pd dal quale si considerava «rottamato ante litteram».

«Di Vincenzo Bertolini bisogna ricordare il coraggio di sfidare il mondo per affermare le sue idee – è il ricordo del socialista Mauro Del Bue – Migliorista (così gli ingraiani definivano Napolitano, Macaluso, Chiaromonte) e poi riformista dopo la svolta di Occhetto nel 1989, non aveva paura di finire in minoranza e di marciare contro corrente. Si vantava d’essere stato l’unico a non votare a favore della elezione di Occhetto a segretario del Pci, e dopo la svolta, pur appoggiando quel che lui aveva avuto l’intelligenza di anticipare, militò nella corrente di Napolitano.

Nel 1990 fu eletto consigliere regionale, ma proprio in quell’estate l’avere appoggiato con convinzione il “Chi sa parli” di Otello Montanari gli costò più d’un rimprovero e qualche malcelata ostilità. Tanto che nel 1995 non fu rieletto. Secondo Del Bue: «Come tanti uomini di pensiero lasciava e perdeva di tutto: portafogli, chiavi, tessere, cappelli, ombrelli. Ci siamo rivisti in un ristorante a cena. Camminava a fatica, col bastone. Soffriva di un male che non gli dava tregua. Ultimamente mi avevano informato che stava meglio. Poi di colpo un pugno nello stomaco. Ciao Vincenzo, in fondo è stato tutto molto bello».

Afflitti due ex senatori: il predecessore di Bertolini alla guida del Pci Alessandro Carri («che terribile notizia, l’ho visto un mese fa» e il suo successore Fausto Giovanelli («è stato un grande, ero legato a lui da profonda amicizia, non dico altro perché sono legato ad una consegna di riservatezza e comunque le parole non basterebbero»).

«La scomparsa di Bertolini – il messaggio del sindaco Luca Vecchi – priva la città di Reggio Emilia di uno dei maggiori protagonisti della vita politica e amministrativa del Novecento, cui ha prestato la propria passione, l’intelligenza, il suo vitale spirito critico e il coraggio nell’intraprendere le battaglie in cui credeva fermamente, sempre in confronto dialettico col prossimo. A nome mio personale e dell’amministrazione comunale di Reggio Emilia desidero rappresentare ai familiari e agli amici la partecipazione al lutto e la vicinanza».

Vincenzo Bertolini lascia nel dolore la sorella Norma e il fratello Battista. Per espressa volontà del defunto non si svolgerà alcun funerale, ma solo un addio in forma strettamente privata, prima della cremazione. —

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