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la lotta alla ’ndrangheta 

Grimilde, i soci occulti dell’immobiliare S. Maria «Importante per il clan»

Grimilde, i soci occulti dell’immobiliare S. Maria «Importante per il clan»

La società edile aveva sede a Brescello con il controllo di Francesco Grande Aracri e del commercialista Villirillo Mai costruita una mensa

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reggio emilia. Fari puntati – ieri – nel processo Grimilde su Francesco Grande Aracri.

Il commissario Saverio Pescatore (squadra mobile di Bologna) in aula ormai da diverse udienze, inquadra una vicenda in cui il 67enne è accusato, in concorso, di ricettazione, riciclaggio e impiego di attività economiche o finanziarie, denaro, beni o altre utilità provenienti da attività illecite. Tutto ruota intorno all’immobiliare “Santa Maria srl” in cui Francesco, titolare «in chiaro» di metà delle quote, le intestò poi ad un prestanome, mettendola al riparo da eventuali provvedimenti giudiziari. «Con l'aggravante – si legge nel capo d’imputazione – di aver agito per agevolare l'attività dell'associazione mafiosa» . La società con sede a Brescello fu fondata il 21 ottobre 2004, senza compiere attività di rilievo fino a quando, a febbraio 2007, le quote furono rilevate al 50% da Francesco Grande Aracri e Raffaele Tambaro (morto poi nel 2018). A novembre 2007 il capitale sociale passò da 10 a 100mila euro. L'azienda iniziò così a lavorare, con due obiettivi: l'acquisto di un terreno a Brescello per costruirvi (da parte di altre ditte riconducibili al clan) una mensa (mai realizzata) e un lotto edificabile a Suzzara (Mantova), dove fu eretto un complesso immobiliare. Nel frattempo, dall'ottobre 2008 al luglio 2010 e da maggio 2011 a maggio 2013, Francesco andò in carcere per scontare una condanna. E così, a ottobre 2011, cedette insieme al socio tutte le quote della “Santa Maria” a Salvatore Faragò per 100mila euro. Una cifra giudicata dagli inquirenti non congrua, così come inadeguato l'acquirente «viste le sue scarse capacità reddituali». La conferma al sospetto che Faragò fosse un prestanome arriva da una telefonata intercettata in cui chiama il commercialista Leonardo Villirillo: «Dimmi una cosa: tu mò sei amministratore e io cosa sono? Socio?». L'intercettazione rivela così la presenza di un socio occulto, Villirillo, legato ai Grande Aracri. Infine, nel 2014, a riscuotere i canoni degli appartamenti affittati a Suzzara, entra in scena Rosita Grande Aracri. Non «sembra esservi dunque dubbio sul completo asservimento della società agli interessi familiari. Anche dopo la formale uscita di scena di Francesco, la compagine societaria è rimasta saldamente nelle mani di questi attraverso la figlia, nonostante la fittizia intestazione delle quote a Faragò», scrive la Dda. Della società, a dimostrarne l'importanza per la cosca, si stava interessando anche il boss Nicolino Grande Aracri, come emerso da un'altra conversazione intercettata. —

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