Torre di Pisa in miniatura L’omaggio di Gambarelli che ha vissuto in Libia
L’87enne, amante dell’arte e degli orologi, ha regalato un duplicato in scala del monumento al Comune. La sua vita in giro per il mondo
CASALGRANDE. Una torre di Pisa per Casalgrande. L’accuratissima riproduzione in miniatura di uno dei più famosi monumenti mondiali è stata donata dall’87enne Renato Gambarelli al Comune casalgrandese.
la cerimonia
La cerimonia ufficiale di consegna è prevista per il mezzogiorno di sabato 19, nella sala consiliare del municipio.
Gambarelli, cresciuto in Libia in una famiglia originaria di Baiso, ha girato tanti Paesi per lavoro e ora ha trovato la sua casa nella campagna di Casalgrande, dove vive da tempo nella sua abitazione.
passione per l’arte
Lì è stato raggiunto da Vincenzo Armiento, uno dei volontari dell’associazione “Farsi prossimo”, impegnata in attività di sostegno e accompagnamento a tanti residenti anziani della zona.
Una delle passioni di Renato è da sempre l’arte, a cui unisce l’amore per gli orologi, trasmesso dal fratello per decennio orologiaio a Baiso. Grazie alla manualità acquisita nel tempo, ha realizzato diverse opere, con i pennelli e con il tornio, fra cui una riproduzione del Castello del paese di origine della sua famiglia, Baiso, a cui ha aggiunto ora la torre di Pisa.
la torre di Pisa
«Non dormivo per le preoccupazioni e allora dipingevo: il castello di Baiso l’ho fatto in una notte sola. La torre di Pisa mi è sempre piaciuta, fin da piccolo. E ho detto: adesso la faccio così mi risparmio di doverci tornare. Le misure in scala del modello che ho realizzato sono precise, così come il numero degli scalini e delle colonne», ha raccontato ai rappresentanti dell’amministrazione comunale quando sono andati a trovarlo nella sua abitazione, disseminata di orologi a pendolo, di quadri, di tele e di varie ricostruzioni, fra cui spicca un dettagliatissimo vascello.
in libia
Gambarelli è figlio del movimentatissimo Novecento italiano.
La sua famiglia, come centinaia di altre, si trasferì in Libia durante il periodo del colonialismo voluto dal regime di fascista, un momento in cui italiani di mezza nazione cercarono solidità economica lontano dalle povertà della propria casa.
Renato è cresciuto quindi nel paese nordafricano e lì ha lavorato per molto tempo come tecnico specializzato nella manutenzione delle macchine da maglieria, impianti che la Libia aveva comprato dall’Italia per iniziare una produzione in terra africana. Per garantire un buon funzionamento dei macchinari e quindi una produzione altrettanto buona, c’era bisogno di esperti della terra di origine che le facessero funzionare e fruttare. Da lì ha avviato un lunghissimo tour per il mondo, che lo ha portato a fare esperienze professionali prima in Canada, dove tutt’ora vivono diversi suoi parenti, e poi in Giappone, dove si è ambientato bene ed è rimasto a lungo.
il ritorno
Grazie alle sue competenze nel settore maglieria, avrebbe potuto anche tornare in Libia dopo la presa del potere da parte di Gheddafi e la cacciata di molti italiani: una persona con le sue competenze era preziosa anche in quella fase, il passaporto non avrebbe influito e i compensi sarebbero stati ricchi, ma Renato ha rinunciato proprio per l’assenza di altri connazionali, che avrebbero facilitato la permanenza.
In Nord Africa, rivela Gambardelli, ha conosciuto anche Gheddafi ancora studente, e con lui parlava in italiano, lingua che il futuro leader libico aveva appreso a scuola. —
Adriano Arati
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