«È il gesto di un criminale Veniamo con l’ambasciatore»
Raza dell’associazione Minhaj ul quran annuncia per domani un incontro in municipio
Elisa Pederzoli
«La nostra cultura non dà spazio a queste cose. Le legge in Pakistan è contro e lo è anche la nostra religione. Questo fatto è un crimine, chi lo ha commesso un criminale. Siamo contro la famiglia che lo ha commesso e dalla parte della ragazza».
Ahmamd Raza è il portavoce dell’associazione Minhaj ul quran international, che ha una sua sede a Carpi (Modena). Di fronte alla tragedia di Saman Abbas, uccisa – secondo quanto ricostruito dalla procura e dai carabinieri – dalla famiglia dopo che si era opposta a un matrimonio forzato ed era determinata a vivere la sua vita in maniera libera, il pakistano si è fatto parte attiva di una mobilitazione che in queste ore sta coinvolgendo anche altri gruppi di connazionali in Italia.
«Venerdì portiamo l’ambasciatore pakistano a Novellara – annuncia – Se viene l’ambasciatore vuol dire che viene il nostro governo».
Mentre la cronaca racconta le ancora vane ricerche del corpo della ragazza nelle campagne di Novellara, dove gli inquirenti sono convinti che la 18enne sia stata sepolta dopo essere stata uccisa, avanza anche un dibattito che non è solo la contrapposizione politica che vede i partiti di destra sferrare colpi a sinistra, mettendo sotto accusa un modello di integrazione. Quella che si impone è anche una riflessione che riguarda le donne, in particolare le ragazze come Saman: straniere di origine che qui si trovano di fronte all’imposizione di un matrimonio combinato e hanno l’opportunità di dire no ed essere tutelate nella scelta di emancipazione e libertà. È quello che ha fatto la 18enne, quando a ottobre dell’anno scorso ha denunciato i genitori ed è andata in comunità a vivere. Poteva essere l’occasione per lasciarsi alle spalle tutto, ma Saman è tornata a casa, forse tradita dalla nostalgia e dall’amore per i genitori.
Pochi giorni dopo la notizia che per la scomparsa di Saman si indagava per omicidio, una partecipata manifestazione in piazza a Novellara ha riunito i rappresentanti delle istituzioni locali e provinciali contro quello che le è accaduto. Ma è stata solo la prima mobilitazione. A Novellara da parte della sindaca Elena Carletti e dell’amministrazione comunale c’è la volontà di incontrare e accogliere spunti e riflessioni.
Con la comunità pakistana – che a Novellara non ha un’associazione vera e propria, ma alcune persone sono punto di riferimento anche per l’amministrazione comunale – sono in corso contatti per organizzare momenti di incontro, che attendono di essere ufficializzati. Un modo per confrontarsi su quanto accaduto e condividere, spiega il portavoce dell’associazione di Carpi, la condanna per quello che è accaduto.
«Non conoscevamo la famiglia Abbas, ma vogliamo dire che siamo contro quello che è accaduto, vogliamo aiutare» spiega ancora Raza.
Sullo sfondo resta anche la questione dei genitori della ragazza.
Sono fuggiti in Pakistan poche ore dopo che Saman, il primo maggio, è stata fatta sparire. Le autorità competenti chiederanno l’estradizione. Un nodo che deve essere sciolto e non sarà facile. —
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