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vetto, l’assessore regionale replica a zamboni 

«L’invaso? È uno degli scenari con un preciso studio di fattibilità»

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vetto. La richiesta di finanziamento per la progettazione di un grande invaso sul fiume Enza e i metodi alternativi di irrigazione per il risparmio idrico sono al centro di un’interrogazione della consigliera regionale Silvia Zamboni (Europa Verde) trattata ieri nella sessione di lavoro della Commissione ambiente, territorio e mobilità.

La capogruppo ha chiesto di sapere se l’esecutivo regionale condivida il progetto dell’invaso tra i vari scenari proposti dall’Autorità di bacino distrettuale del fiume Po e se sia stata considerata l’ipotesi di promuovere la conversione dei sistemi di irrigazione dall’attuale sistema a scorrimento a sistemi più moderni ed efficienti che ridurrebbero sensibilmente le necessità di risorsa idrica. Zamboni chiede quindi se nella richiesta di finanziamento «sia stata considerata la necessità di manutenzione, quantificata in 4 milioni l’anno, di un futuro invaso che imporrebbe la spesa di 250 milioni di euro, come riportato nello studio dell’Autorità di bacino». «Nel novembre 2019 raccogliendo le indicazioni del Tavolo Tecnico Enza, la Regione Emilia- Romagna ha affidato alla Autorità di Bacino distrettuale del fiume Po, l’incarico di predisporre uno studio per individuare le strategie per la disponibilità di acqua, la domanda e il raggiungimento degli obiettivi ambientali» spiega. Nel 2020 «tale studio individua quattro scenari progettuali a scala temporale diversa e individua azioni suddivise in tre gruppi principali: risparmio e razionalizzazione degli usi della risorsa; riequilibrio della disponibilità idrica a scala locale; riequilibrio della disponibilità idrica a scala di area vasta».

Nella sua replica, l’assessore all’Ambiente, difesa del suolo e della costa, protezione civile Irene Priolo ha chiarito che l’invaso continua a essere uno dei vari scenari proposti e che comunque sarà attuato solo e unicamente se saranno realizzati i precedenti tre scenari individuati dall’Autorità di bacino e se questi si riveleranno insufficienti per le esigenze da tempo avanzate.

Per quanto riguarda il cambio di sistema irriguo dei prati stabili, Priolo ha chiarito che «l’attuale sistema a scorrimento viene valutato come funzionale non solo per i prati stabili, che tanta parte svolgono nella filiera del Parmigiano Reggiano, ma per tutto l’ecosistema». L’assessore, infine, ha sottolineato una volta di più come l’invaso, noto come Diga di Vetto, sia ben lungi «dall’essere valutato in questo senso senza un adeguato e preciso studio di fattibilità». Zamboni si è detta soddisfatta della risposta ottenuta anche se «permangono dubbi sul sistema di irrigazione che si vuole mantenere». —

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