Mangia una pianta del balcone di casa per la dieta vegana e ha le allucinazioni
Malore per una 19enne dopo aver ingerito un piatto di foglie. A capire le ragioni dell’avvelenamento il botanico Ugo Pellini
REGGIO EMILIA. Non c'è solo la cicuta, che cresce spontanea nei luoghi freschi confondendosi con il prezzemolo selvatico o il cerfoglio. Anche in un ambiente domestico possono vegetare diverse essenze velenose apparentemente commestibili. L’ha appreso a sue spese una diciannovenne residente nella nostra provincia, dopo essersi cibata delle gustose foglie di una pianta germogliata casualmente in due vasi sul balcone di casa.
La madre l’aveva scoperta con sorpresa e, per curiosità, aveva provato ad assaggiarla in quantità molto limitata. Ne aveva tratto una sensazione piacevole e l’aveva quindi consigliata alla figlia, la quale era sempre alla ricerca di nuovi ingredienti per la sua dieta rigorosamente vegana.
La ragazza ne ha riempito l’insalatiera, mescolandola con altri vegetali e condimenti, in modo da farne un piatto appetitoso. Poco tempo dopo l’ingestione è incominciato l’incubo delle allucinazioni e dei deliri: pupille dilatate, visioni di mostri, frasi sconnesse, perdita del controllo e agitazione frenetica. In quel momento era con lei nell’appartamento soltanto il fratello minorenne che, allarmatissimo, ha chiamato in aiuto la zia vicina di casa, seguita presto dai genitori.
Non restava che ricorrere al personale sanitario, ma né il medico di base né gli altri medici intervenuti hanno saputo diagnosticare subito con esattezza l’accesso morboso. Il sospetto era caduto immediatamente sulla volontaria assunzione di una sostanza stupefacente o allucinogena. Era incominciato quindi un cauto ma insistente interrogatorio, al quale la giovane, negli sprazzi di coscienza, rispondeva sempre negando, talora con ironia.
Soltanto l’esito delle analisi ha escluso l’ipotesi plausibilissima della droga. Il giorno dopo i sintomi erano scomparsi, ma rimaneva l’incognita di una malattia che avrebbe potuto ritornare a manifestarsi.
I medici consigliavano approfondite visite neurologiche, temendo la presenza di una seria patologia, e non prendevano neppure in considerazione le foglie di quella pianta che la madre, consapevole dell'accaduto, aveva loro mostrato.
Il mistero l’ha poi svelato il noto botanico Ugo Pellini, al quale la signora s’è rivolta in preda alla preoccupazione per la salute della figlia e al rimorso per essere stata la causa involontaria del malanno.
Dall’aspetto delle foglie, sentiti i pareri di altri esperti, ha concluso che probabilmente si trattava di giusquiamo (Hyoscyamus niger), una pianta ruderale i cui effetti allucinogeni e potenzialmente letali sono conosciuti fin dall’antichità.
Quando, pochi giorni dopo, gli sono stati mostrati i fiori appena sbocciati, ne ha tratto la conferma, innalzando al novanta per cento la probabilità del riconoscimento. «Rimane una certa superficialità e incoscienza – commenta Pellini – nell’approccio alle sostanze naturali, che vengono propagandate come salutari e benefiche, ma possono essere molto pericolose. Si mettono in guardia i raccoglitori invitandoli a rivolgersi ai centri e ai presidi per il riconoscimento dei funghi, ma ci si preoccupa poco delle erbe che possono provocare gravi intossicazioni».
In effetti la moda salutistica incentiva il consumo dei vegetali, compresi quelli che crescono spontaneamente. Manca però, nella nostra provincia, un equivalente dell’Ispettorato micologico che l’Ausl mette a disposizione dei fungaioli. Sarebbe utile per estendere l'identificazione alle erbe potenzialmente commestibili, in modo da poter così escludere quelle velenose. —
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
