«Non abbiamo sentito nulla poi sono arrivati i carabinieri»
REGGIO EMILIA. «Spero non gli sia successo niente», dice una ragazza visibilmente preoccupata riferendosi ad Aniello Iazzetta, dopo aver cercato invano di carpire dai carabinieri informazioni per ricostruire l’accaduto. E invece è proprio il 51enne l’uomo ritrovato senza vita al numero 3 di via Stalingrado, a Reggio. «Speriamo non abbia fatto un gesto estremo – continua – negli ultimi tempi non stava bene, era depresso».
Quando i carabinieri arrivano nella palazzina, una casa dai muri scrostati e spazi irregolari in cui vivono quattro-cinque famiglie provenienti un po’ da tutto il mondo, i residenti hanno capito subito che qualcosa non andava. Non era la solita visita di controllo delle forze dell’ordine, e non c’era stato alcun diverbio o lite che potesse giustificare l’arrivo di così tanti mezzi.
Uno ad uno, vicini di casa e negozianti sono stati sentiti dai militari ma nessuno ha sentito o visto nulla: né i titolari e lavoratori dell’Africa Store (il cui magazzino si trova proprio di fianco all’ingresso della casa in cui è stato ritrovato il corpo di Iazzetta), né quelli del laboratorio “Arte orafa e produzioni”. Neanche Francesco, pizzaiolo della pizzeria Pietra di Luna, ha informazioni: «Sono andato via alle due – dice – e non c’era nessuno, era tutto tranquillo, poi quando sono tornato alle quattro le pattuglie dei carabinieri erano già qui. Ma non so cosa sia successo, non so nemmeno a chi».
Le persone si fermano ai lati della strada, scuotono la testa, sconvolti da quello che soltanto immaginano. «Ormai in questo quartiere non si può più stare tranquilli – dice una residente fermandosi in auto –. Cosa è successo stavolta?». Poi qualcuno le dice che c’è stato un omicidio, lei fa un gesto con la mano e prima di alzare i finestrini dice soltanto: «Ho i bambini in macchina, basta così». —
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