I vicini di quartiere non lo vedevano in giro da un paio d’anni
REGGIO EMILIA. «Un via e vai continuo da quella palazzina. Di giorno di persone di un tipo, di notte di un altro». Un vicino reggiano, residente in via Stalingrado da vent’anni e nel quartiere da cinquanta, ha voluto rimanere anonimo. «Temo ritorsioni, potrebbero tagliarmi le gomme della macchina. Già ho intentato una causa legale con i magrebini qui dietro, non voglio rischiare. Posso dire che, mentre con gli africani che risiedono in fondo alla strada c’è reciproco rispetto, i residenti in quello stabile cadente non hanno alcun rapporto con il quartiere. Non salutano nemmeno». Via Stalingrado, nonostante sia una laterale della trafficata via Fratelli Cervi, pare un altro mondo, con immobili fatiscenti e semiabbandonati. Come la palazzina al numero 3, dove risiedeva Aniello Iazzetta. La porta d’ingresso aperta e la ripida scala che conduce al primo piano confermano lo stato di abbandono della palazzina, dove secondo gli esercenti il turnover degli affittuari era vorticoso. Con la pandemia pare che lo stesso Iazzetta uscisse raramente: i due avvisi di giacenza lasciati dal postino nella cassetta delle lettere sono lì a testimoniare il precipizio esistenziale della vittima. «Prima la sede della mia attività era nel capannone di fronte alla palazzina, quello che stanno ristrutturando, ma quell’uomo ucciso non lo conoscevo – afferma Gianni Cilloni, titolare dell’Auto di via Fratelli Cervi, di fatto prosecuzione di via Stalingrado sul lato opposto –. Anzi mi ha stupito che lì vivesse un italiano: una mosca bianca, quello stabile è un porto di mare, popolato da stranieri che cambiano di mese in mese».
Alessio Palmese del Ghirgiu Bistrot, che si trova poco più avanti sulla via Emilia, conosceva di vista la vittima. «Un tipo tranquillo, passava sempre a piedi diretto verso il bar dei cinesi più avanti. Qui non è mai venuto a prendere da bere o in condizioni particolari».
La cameriera aggiunge: «A noi non ha mai arrecato disturbo. Negli ultimi anni non si vedeva più in giro, da almeno due anni non lo avvistavamo». «Frequentava il bar anni fa», conferma il titolare cinese del bar Bunker, situato subito dopo la rivendita di ortofrutta “Cagna & Benelli”. —
Am.P.
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