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Morì a 2 anni dopo aver ingerito detersivo: assolti la madre e i medici che lo curarono

Enrico Lorenzo Tidona
Morì a 2 anni dopo aver ingerito detersivo: assolti la madre e i medici che lo curarono

La sentenza a 5 anni dalla tragedia. L’accusa aveva chiesto sei mesi di condanna per la donna per la mancata vigilanza

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SAN MARTINO IN RIO. Carletto Russo è morto cinque anni e mezzo fa per aver ingerito da un bicchierino del detersivo per lavastoviglie. Ma quella tragedia fu una fatalità: né la madre né i quattro medici finiti a processo sono infatti colpevoli. A deciderlo ieri è stato il giudice Sarah Iusto, che ha assolto la mamma del piccolo di 2 anni perché non ha commesso il fatto, mentre i medici sono stati assolti perché il fatto non sussiste.

Per anni il processo si è giocato su due fronti contrapposti e inconciliabili: se il bimbo sia morto a causa della lenta, tragica e progressiva azione della sostanza caustica ingerita a causa della mancata vigilanza della madre o se a uccidere il bambino sia stata la somministrazione eccessiva da parte degli anestesisti, di un farmaco, il Propofol, usato dopo il ricovero del bambino, sconsigliato in età pediatrica.

Dopo cinque anni da quel terribile pomeriggio è giunta quindi la prima verità giudiziaria sulla vicenda che ha gettato nella disperazione la famiglia di San Martino in Rio, paese nel quale la famiglia Russo aveva un bar, il Black&White di via dell’Artigianato, diventato teatro della tragedia. Il 25 agosto del 2015 il bimbo aveva ingerito quel detergente mentre si trovava nel bar di mamma e papà. Tre giorni dopo la morte, che ha portato a un’inchiesta coordinata dal pm Giacomo Forte. Per la mamma, Giusy Cataldo – all’anagrafe Maria, presente ma non si accorse, se non un attimo troppo tardi, di quel che era accaduto – imputata in concorso di omicidio colposo e assistita dall’avvocato Alessandro Conti il pm aveva chiesto una condanna a sei mesi, con la sospensione della pena, per la mancata vigilanza di suo figlio. Il giudice ha però assolto la donna perché non ha commesso il fatto. In attesa delle motivazioni della sentenza – che dovrebbero essere depositate entro due settimane – resta la linea difensiva dell’avvocato Conti, che ha sempre ribadito come la donna non avesse di fatto in custodia il figlio, portato inaspettatamente al bar. Quindi dal punto di vista tecnico non aveva, in quel momento, in affidamento il bambino.

A finire alla sbarra, con l’accusa di omicidio colposo, anche i quattro medici della Rianimazione del Santa Maria Nuova, per i quali il pm aveva già chiesto l’assoluzione. Anche per loro – assistiti dall’avvocato Franco Mazza – è svanita quindi l’accusa una volta vagliate le prove dal giudice, salvo aver già annunciato i famigliari – assistiti come parte civile dall’avvocato Alessandro Carrara – che faranno valere la presunta colpa medica in sede civile. Durante il dibattimento le parti si sono scontrate sul nesso causale tra la morte del piccolo Carlo e l’utilizzo, da parte dei medici del Propofol, anestetico che è stato effettivamente utilizzato in quantità importante, ma non da determinare la morte del bambino, come riportò il perito di parte.

L’assoluzione di ieri è stata accolta con favore dalle parti, salvo poi l’azione civile che resta per ora in sospeso. «Si tratta di una sentenza importante che ci soddisfa a pieno – sottolinea l’avvocato Conti all’uscita dall’aula – e a suo modo unica, perché conferma la nostra tesi difensiva che è originale rispetto al panorama giudiziario». —

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