«Un riconoscimento che appartiene a tutte le strutture È stato un anno duro»
Rossi di Casa Insieme dopo il riconoscimento di Mattarella «Oggi navighiamo a vista». Qui mai registrato un contagio
Elisa Pederzoli
BAGNOLO. È uno di coloro che nella tempesta della pandemia ha combattuto sulla prima linea: quella delle case di riposo, che si sono scoperte le più vulnerabili quando il Coronavirus si è imposto. Con lungimiranza e determinazione, ha chiuso le porte alle visite ritenendo che fosse la decisione più giusta da prendere per tutelare gli ospiti della sua struttura. Nel pieno del primo lockdown, non ha esitato con gli operatori a chiudersi dentro e a rimanere 15 giorni a prendersi cura degli anziani, senza andare a casa a dormire. Questo per scongiurare così ogni contatto con il virus. Una strategia che ha dato i suoi risultati: a oggi, restano a zero i casi di contagio.
Lo scorso 2 giugno, per il lavoro svolto con tanta dedizione, è stato tra le personalità a cui il prefetto Jolanda Rolli ha consegnato, nel giardino della prefettura, il riconoscimento del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. È Andrea Rossi, scandianese, direttore di Casa Insieme, una delle strutture per anziani di Bagnolo. Che ora ci tiene a dire come questa onoreficienza non è solo sua. «Ma di tutti e di tutte le strutture che hanno affrontato la pandemia in questi mesi – dichiara con convinzione – E la voglio dedicare a un vasto gruppo di persone e agli ideali che le accomunano: al personale di Casainsieme che tra mille difficoltà ha retto all’onda d’urto della pandemia; ai volontari che direttamente o indirettamente ci hanno fatto sentire la loro vicinanza; alle responsabili di reparto con le quali ho condiviso le nostre decisioni; al medico della nostra struttura; ai consiglieri; al parroco di Bagnolo e in particolar modo al sindaco che in qualità di massima autorità sanitaria è stato in contatto con noi sin dall’inizio supportandoci». Rossi ringrazia Fedisa, per il supporto costante, l’Ausl e tutto il settore. E rivolge un pensiero alla sua famiglia: «L’unico nome che faccio è quello di Francesco, sempre con me».
A oltre un anno, come guarda a questo periodo? «Con grande stanchezza – ammette – Soprattutto all’inizio, abbiamo improvvisato tanto, con il timore che da qualche “finestra” il virus potesse entrare. Non è stato facile anche decidere che le famiglie dovessero restare fuori, ma è stato necessario».
Da un paio di mesi, i parenti vaccinati e con tampone negativo possono entrare. «La speranza è quella di poter tornare alla normalità» racconta.
E come si guarda ora al presente? «Siamo sempre sul chi va là. Il fatto di gestire tante persone, 41 anziani e 35 dipendenti, vuol dire stare sempre al binocolo, e navigare a vista» confida. Ma intanto si va avanti, senza fermarsi mai. —
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