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la madre ricoverata in psichiatria a ferrara 

Bimbo morto a un anno Sul dramma aleggia l’ombra della droga

Bimbo morto a un anno Sul dramma aleggia l’ombra della droga

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ferrara. Bisogna capire, cercare spiegazioni dai tecnici, “congelare” prove: l’inchiesta sulla morte del bimbo di un anno, trovato senza vita nella casa di Ferrara dove abitavano la mamma e i due fratellini, parte dall’autopsia che verrà svolta questa mattina dai medici legali. La madre è stata soccorsa in mezzo al sangue, con evidenti tagli alle braccia.

La perizia ordinata dalla procura chiede ai medici legali di indicare le cause della morte del bambino, dopo che uno degli stessi medici giovedì mattina nel sopralluogo nella casa della tragedia, aveva scritto nella sua relazioni che «non si rilevano tracce e segni di violenza esterni».

L’autopsia viene ordinata, indicando un reato che potrebbe andare da “omicidio” a “morte in conseguenze di altro reato”, ma non ci si può spingere oltre perché la procura, per voce del procuratore capo Andrea Garau, ha di fatto secretato ogni atto dell’inchiesta: «La procura non dà nessuna informazione dell’indagine in corso», ha ribadito il magistrato.

Ma a parte l’autopsia, atto dovuto e soprattutto fondamentale per chiarire la posizione della mamma, i periti della procura dovranno anche – altra chiave della tragedia – eseguire una perizia tossicologica sui campioni già repertati al momento dell’accesso in ospedale della mamma. Campioni biologici che nella mattinata di giovedì avevano già indicato che la donna era positiva all’alcol (con un livello oltre 1,20) e soprattutto alla cocaina. Cocaina che da quanto si appreso è stata trovata anche dentro la casa il giorno della tragedia durante i rilievi eseguiti dalla Scientifica dei Carabinieri, controlli eseguiti con una meticolosità assoluta per verificare le prime ipotesi sull’accaduto, considerando che la donna stessa aveva urlato all’arrivo dei soccorritori «l’ho ucciso io».

La mamma del piccolo era sotto choc, aveva polsi e braccia tagliati in un tentativo di suicidio, in casa con lei gli altri due figli (un maschio e una femmina) di 9 e 5 anni, terrorizzati.

Parole, però, che dovevano trovare conferma; una conferma che al momento non c’è, poiché lei stessa dopo il ricovero in ospedale ha smentito quanto detto poco prima: «Io non c’entro nulla, il bimbo è morto nel lettino, non so cosa è successo».

La morte del piccolo potrebbe essere non solo il frutto di un gesto volontario; potrebbe essersi trattato della patologia nota come “morte in culla”; o ancora, dietro alla tragedia potrebbe esserci la droga, allattando il figlio la donna potrebbe avere trasmesso principi attivi della sostanza assunta.

La mamma del bambino era e resta in ospedale: ieri dopo la prima giornata passata in un reparto “aperto”, la Medicina d’urgenza (creando non pochi problemi per la sua gestione da parte delle autorità sanitarie) è stata trasferita nel reparto di psichiatria. Qui dovrà essere interrogata dagli inquirenti per precisare la sua posizione: al momento non sarebbe indagata. Si attendono i risultati dell’autopsia che già oggi potrebbe dire una prima verità.

La donna ricoverata, già dal 2009 (quando aveva solo 17 anni), a Ferrara era in cura al Sert (Servizi per le tossicodipendenze) e soprattutto era seguita dal 2019 dai servizi sociali. Servizi sociali che ora spiegano che «la situazione familiare della signora è conosciuta dal 2015, inizialmente per motivi di carattere socio-economico». Ma non è solo economico il problema: la donna anni fa ferì a coltellate il compagno, anche lui legato alla droga. —

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