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Fermato in Liguria durante la fuga un senzatetto accusato del delitto

Ambra Prati
Fermato in Liguria durante la fuga un senzatetto accusato del delitto

Emesso un provvedimento a carico di un 34enne slovacco Era con la compagna, indagata per favoreggiamento

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Ambra Prati

REGGIO EMILIA. È stato fermato giovedì sera alla Spezia, dove tentava di imbarcarsi su un traghetto, l’assassino di Aniello Iazzetta, 51 anni, trovato senza vita in casa mercoledì pomeriggio e ammazzato tre giorni prima con colpi talmente violenti da fracassargli il cranio e sfondargli un occhio. Un omicidio risolto in meno di 48 ore grazie alle informazioni fornite da un vicino di casa e da un amico della vittima. Presenti sabato sera (il vicino solo nella prima parte, il secondo testimone oculare dei fatti) e decisivi nel portare l’Arma dritta ai responsabili, ricercati già dal giorno seguente: un uomo slovacco e la sua compagna ucraina, pure loro senzatetto e che vivono di espedienti. Visto il pericolo di fuga, il sostituto procuratore Valentina Salvi – che coordina le indagini – ha ottenuto un fermo per indiziato di delitto a carico di Milan Racz, 34 anni, senza fissa dimora, accusato di omicidio aggravato dai futili motivi e dall’aver agito con crudeltà, nonché di furto in abitazione, perché l’assassino dopo aver massacrato il 51enne non ha esitato a rubare il cellulare da pochi euro e le chiavi di casa della vittima. Indagata per favoreggiamento personale – non ha partecipato fisicamente all’aggressione mortale, ma ne sarebbe stata la causa scatenante – l’ucraina di 42 anni, tuttora in libertà.

SANGUE SULLE PARETI

Mercoledì scorso, alle 16.30, un vicino di pianerottolo di Aniello Iazzetta, che condivideva con lui il bagno e non aveva sue notizie da qualche giorno, è entrato nella sua stanza trovandolo riverso sul letto, senza vita. Immediata la richiesta di intervento al 112 e l’arrivo in forze dei carabinieri nell’appartamento di via Stalingrado 3. I rilievi della Scientifica dell’Arma, eseguiti sia sul cadavere sia nei vari ambienti interni, hanno subito evidenziato come la causa della morte di Iazzetta, avvenuta tre giorni prima, fosse riconducibile a una violenta colluttazione, con numerosi traumi al volto e palesi fratture alla scatola cranica. Numerose le tracce ematiche presenti in tutte le pareti di casa, soprattutto su quella adiacente il bagno, nonostante un evidente tentativo di ripulire grossolanamente per nascondere le tracce.

Dall’appartamento mancavano il cellulare della vittima e le chiavi di casa: l’omicida ha chiuso la porta dall’esterno con doppia mandata, portandosi via le chiavi.

L’INDAGINE

L’indagine dei carabinieri è partita da una minuziosa raccolta di testimonianze: a indicare una svolta rapida è stato un vicino che occupa il solaio al piano superiore, presente nella casa di Iazzetta nella prima serata di sabato scorso, per poi ritirarsi prima che tutto accadesse. Quel sabato sera Iazzetta è in casa sua con un amico e una donna ucraina, poi rivelatasi essere la compagna dell’assassino. A raccontare il prosieguo è stato l’amico di Iazzetta, presente con lui sul bus dove hanno incontrato per caso la 42enne. Il clima sembra essere sereno fino a quando la donna non riceve una telefonata dal suo compagno: Milan Racz, sapendola in compagnia di due uomini, va su tutte le furie e minaccia di raggiungerli in casa per picchiare Iazzetta e l’amico.

Difatti Racz piomba in via Stalingrado dopo un quarto d’ora: appena gli hanno aperto la porta prima ha colpito con una testata l’amico e poi ha aggredito Iazzetta a mani nude con inaudita violenza, sbattendogli la testa contro il muro adiacente la porta del bagno e causandogli traumi talmente gravi che lo porteranno in breve tempo alla morte. Dopo, insieme alla compagna, l’assassino si è allontanato.

Raccolte le testimonianze, grazie alla localizzazione tramite le celle telefoniche i carabinieri hanno individuato la coppia fuggiasca alla Spezia, dove i colleghi del Nucleo Informativo hanno rintracciato i due giovedì sera vicino al terminal crociere, in procinto di imbarcarsi.

Milan Racz, subito perquisito, aveva le nocche ferite e addosso le chiavi di via Stalingrado, mentre dallo zaino della donna è spuntato un asciugamano sporco di sangue, quello probabilmente usato per tentare di pulire il luogo del delitto: elementi schiaccianti, che hanno consentito l’incriminazione. —

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