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brescello, l’incontro ieri mattina 

«I volontari sono stati pedinati senza piegarsi alle minacce»

A.V.
«I volontari sono stati pedinati senza piegarsi alle minacce»

Lo rivela il vice sindaco parlando dei capannoni dei Grande Aracri confiscati Diventeranno sede della Protezione civile. Il dibattito voluto da Silva e Franchini

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Brescello. A distanza di cinque anni dallo scioglimento del Comune per infiltrazioni della ‘ndrangheta, il tema della legalità continua ad essere divisivo a Brescello. Il dibattito che si è svolto ieri mattina nella sala civica di via Cavallotti è stato meno “caldo” rispetto ad altre occasioni – anche se non sono mancati i momenti concitati – ma ugualmente ha fornito diversi spunti di riflessione. L’evento, organizzato da Cinzia Franchini, coeditrice del quotidiano online La Pressa e dall’ex consigliere leghista Catia Silva, mirava a fare il punto della situazione a Brescello dopo le sentenze dei processi Aemilia e Grimilde, con la partecipazione di diversi ospiti: la sindaca Elena Benassi e il vice Stefano Storchi (con delega alla legalità), l’onorevole Gianluca Vinci nelle vesti di avvocato della ex consigliera di Brescello Catia Silva, il segretario generale del sindacato di Polizia Locale Sulpl Mario Assirelli, il consulente presso la Commissione parlamentare Antimafia d membro della Fondazione “Antonino Caponnetto” Renato Scalia e Aquiliano Molfa, dirigente Siap, sindacato della Polizia di Stato di Bologna.

Nel corso del dibattito – moderato da Giuseppe Leonelli, direttore della Pressa - il primo cittadino brescellese ha sottolineato le attività portate avanti dall’amministrazione in questi anni, nei quali è stata creata la Commissione legalità e, sempre sulla legalità, è stata assegnata una delega ad hoc, con apertura e confronto verso l’esterno. Nello specifico, il vicesindaco Storchi ha spiegato poi che l’amministrazione ha invitato i cittadini e gli imprenditori – in pieno periodo Covid – a segnalare situazioni sospette, un appello che è stato raccolto da molti. «Andiamo avanti forte, cerchiamo di avere una consapevolezza condivisa dei cittadini. Al momento questa consapevolezza non è totale ma diffusa» ha detto. Poi ha svelato alcuni dettagli relativi allo sgombero dei capannoni sequestrati ai Grande Aracri in via Breda Vignazzi. «I Grande Aracri – ha spiegato – seguivano i volontari della protezione civile. Ma i volontari non si sono mai piegati a queste minacce tacite. Possiamo affermare che la situazione è cambiata molto rispetto a quella illustrata nella relazione del 10 dicembre 2015, che portò allo scioglimento. Ci sono stati passi avanti evidenti».

Catia Silva ha invece ripercorso le proprie vicissitudini, che l’hanno vista al centro di minacce di stampo mafioso. «Non voglio essere considerata un’eroina – ha affermato – ma chiedo rispetto. Se siamo qui oggi è anche perché qualcuno in passato ha avuto il coraggio di parlare». Proprio la “solitudine” di chi accusa pubblicamente la malavita è stata oggetto di dibattito e confronto. Non sono mancati momenti di agitazione, con i carabinieri costretti ad allontanare dalla sala un cittadino che ha vivacemente contestato la sindaca durante il suo intervento, accusando l’amministrazione di continuità con quelle precedenti. «Mi tocca affermare – ha affermato la Silva al termine del dibattito – che aveva ragione il giudice Pecorella: i brescellesi non vogliono guardarsi allo specchio. Non si spiega diversamente il fatto che ad una giornata come questa abbia partecipato solo una decina di persone». —

A.V.

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