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VEZZANO 

«Andrea era un uomo che ha amato e ha saputo farsi amare da tutti»

Domenico Amidati
«Andrea era un uomo che ha amato e ha saputo farsi amare da tutti»

Ieri il funerale di Beneventi, stroncato da una malatti a 47 anni. Tutto il paese si è stretto alla famiglia

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Vezzano. In tanti ieri si sono ritrovati per l’ultimo saluto al 47enne Andrea Beneventi, detto “Il Moro”. Quando, alle 17, il feretro dell’artigiano vezzanese, proveniente dalle camere ardenti dell’ospedale di Reggio Emilia, è arrivato, il piazzale del cimitero era gremito. Tutta Vezzano, e non solo, si è stretta ai familiari per dimostrare loro l’affetto che volevano ad Andrea e anche per stringersi a loro in un momento tanto doloroso.

La comunità tutta non riesce a capacitarsi per questo dramma che ha strappato in breve tempo alla famiglia una persona così giovane e amata. La salma di Andrea è poi stata accompagnata nel cimitero dove il parroco don Massimiliano Giovannini ha provveduto alla sua benedizione, in seguito poi è stata tumulata con la bandiera della Reggiana sulla cassa. Nell’omelia il parroco ha ricordato: «Andrea era una persona che ha saputo amare e la tanta gente presente dimostra quanto a sua volta fosse amato. Chiunque lascia un bel ricordo è gradito a Dio».

A nome della famiglia ha poi ringraziato tutti i presenti fra i quali il sindaco Stefano Vescovi e il vice Paolo Francia. La morte di Andrea è avvenuta nella serata di sabato 19 giugno. La notizia ha lasciato tutti sgomenti. Era un vezzanese doc ed era ricoverato da pochi giorni al Santa Maria Nuova per il riacutizzarsi della malattia che lo aveva colpito pochi mesi fa, ma nessuno pensava a una morte così repentina.

Beneventi amava la sua famiglia e aveva un ottimo rapporto con tutti, era squisito, semplice, gentile, buono e sempre disponibile. Amava il suo paese. Tifosissimo della Reggiana, in gioventù aveva giocato a calcio come portiere e aveva anche allenato i giovanissimi. Lascia la moglie Alessandra, la figlia Nicole, la mamma Loretta Spaggiari, il papà Amos (Gianni) e il fratello Matteo. —

Domenico Amidati

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