Fermato per l’omicidio di via Stalingrado Resta in carcere il 34enne preso in Liguria
Ieri la convalida di Racz, accusato di aver ucciso Aniello Iazzetta. L’avvocato: «Lui e la compagna vivevano con la vittima»
Leonardo Grilli
reggio emilia. Resta in carcere, in attesa che la decisione venga recepita anche dal tribunale di Reggio Emilia, il 34enne slovacco Milan Racz, accusato del brutale omicidio del 51enne Aniello Iazzetta all’interno di un appartamento in via Stalingrado, in città.
L’uomo, che è stato fermato a La Spezia mentre stava aspettando per imbarcarsi con la sua compagna, è comparso davanti al magistrato ligure scegliendo la via del silenzio. «Il mio assistito si è avvalso della facoltà di non rispendere – spiega l’avvocato di fiducia di Racz, Rosanna Beifiori, che ha presenziato all’udienza – perché ritengo non sia utile parlare davanti a un giudice che comunque si dovrà spogliare dell’incarico per incompetenza territoriale». La convalida del fermo e l’applicazione provvisoria della custodia cautelare in carcere decisa dal magistrato ligure, infatti, dovrà ora essere recepita, convertita o riemessa anche dal tribunale di Reggio Emilia, Foro dove si svolgerà la restante parte dell’iter giudiziario.
Il 34enne però, prosegue Beifiori, «ha una versione diversa da quella che è stata raccontata ai media. Se le cose fossero andate così come è staro comunicato, infatti, sembrerebbe che Racz fosse piombato in quell’appartamento di via Stalingrado per un eccesso di gelosia nato dal fatto che la sua compagna incinta stesse lì da sola con la povera vittima e l’altro amico. Come se Iazzetta l’avesse conosciuta occasionalmente su un autobus cittadino».
Tuttavia, prosegue l’avvocato, «questo è incoerente con un dato reale inserito nella motivazione dell’ordinanza. Ovvero che il mio assistito e la sua compagna erano domiciliati nell’appartamento abitato da Iazzetta, erano tutti coinquilini. Mi riserverò di rivedere gli atti. Anche la tempistica, fin ad ora, è stata quantomeno irrituale. Il primo atto che ho ricevuto formalmente in cui risulto difensore è stato l’avviso della fissazione dell’udienza di convalida. Ma in realtà sapevo in maniera informale di essere stata nominata già da giovedì sera (giorno del fermo di Racz, ndr)». Diversa sembrerebbe essere la versione degli inquirenti, che considerano il 34enne un senza fissa dimora, già conosciuto dalle forze dell’ordine reggiane intervenute più volte per episodi che lo coinvolgevano fra via Emilia San Pietro, la stazione di piazzale Marconi e il centro storico. Gli stessi luoghi frequentati anche dalla vittima, Iazzetta. L’ipotesi degli investigatori è che a giocare un ruolo fondamentale nel movente di questo omicidio sia stata involontariamente la compagna ucraina di Racz.
Che avrebbe incontrato Iazzetta e un terzo uomo per caso su un minibus cittadino, accettando poi l’invito a seguirli per una festa nell’immobile di via Stalingrado. Da qui sarebbe scaturita la rabbia dello slovacco che, in preda alla gelosia, avrebbe pestato il 51enne fino a procurargli lesioni mortali.
I carabinieri ritengono che l’arma del delitto siano le mani di Racz, uomo corpulento e non nuovo a episodi di violenza, come dimostrano i suoi precedenti. Il 34enne avrebbe prima dato una testata all’amico di Iazzetta presente in casa e, successivamente, afferrato la testa del 51enne sbattendola contro la parete del bagno così forte da fracassargli il cranio e sfondargli un occhio.
Quindi la fuga, con in tasca le chiavi dell’appartamento e il cellulare della vittima dal valore di una trentina di euro. Refurtiva che si è poi rivelata fondamentale per rintracciare la coppia, trovata nei pressi del porto di La Spezia grazie alla localizzazione tramite le celle telefoniche. —
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