Si sveglia dal coma e cerca il figlio ucciso dal suo ex
tortolÌ (nu). Ha aperto gli occhi, dopo 40 giorni di coma. «Dov’è il mio Mirko?», ha chiesto con un filo di voce, quando i ricordi sono riaffiorati alla sua mente, nitidi e spietati. Gli psicologi dal momento del risveglio non la lasciano un istante, e non le hanno detto che il suo amatissimo figlio è morto, a 19 anni, per salvarle la vita. Troppo rischioso, per ora: Paola Piras, 51 anni, è uscita dal coma farmacologico ma non è fuori pericolo, le sue condizioni sono ancora molto gravi. Una vita difficile, quella di Paola, che già aveva dovuto affrontare la morte del papà di Mirko.
Quella mattina dell’11 maggio Shahid Mashi, 29enne pakistano, non doveva essere lì: Paola l’aveva più volte denunciato per stalking. Ma lui non ne voleva sapere di arrendersi e alle 5 del mattino è riuscito a entrare in casa, sorprendendo nel sonno Paola e Mirko. Ha iniziato a picchiarla, ovunque e senza pietà. Mirko lo implorava di smetterla, dopo essersi precipitato giù dal letto. Ma lui, nel frattempo, aveva afferrato un coltello e iniziato ad affondare: uno, due, dieci, e poi ancora. Alla fine sono state 18 le coltellate su Paola. Mirko ha preso un vaso e gliel’ha tirato in testa, sperando di stordirlo, si è messo fra l’assassino e sua madre. Shahid, che ha cambiato obiettivo e colpito Mirko. Tre coltellate, ai polmoni quella fatale. È fuggito subito dopo per cercare rifugio chissà dove, mentre Tortolì si risvegliava di fronte all’orrore. L’hanno inseguito per tutto il giorno e preso in serata. Stordito, ma mai pentito. Neanche in prigione, dopo essere sfuggito al linciaggio della folla. Mai una parola di scuse, mai un segno di rimorso. Mai.
Ora Paola ha aperto gli occhi negli stessi istanti in cui, fra lacrime e applausi, alla zia e al fratello veniva all’istituto alberghiero consegnato il diploma per Mirko. Era il suo sogno: diventare chef, girare il mondo, e poi tornare nel ristorante di famiglia. —
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