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Gli studenti di terza media ricordano i morti della Bettola

Domenico Amidati

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VEZZANO. Oggi alle 18.30 si commemora il 77° anniversario dell’eccidio della Bettola. La cerimonia si terrà nei pressi del monumento dell’omonima l’calità. Interverranno la consigliera regionale Stefania Bondavalli, il sindaco di Vezzano Stefano Vescovi, ilvice Paolo Francia e sarà presente anche il presidente della Provincia Giorgio Zanni.

Quest’anno in particolare la commemorazione intende mettere al centro le giovani generazioni, ed ecco quindi che sono previsti gli interventi di alcuni ragazzi che frequentano le terze medie della scuola Manini, i quali hanno partecipato al progetto “Un nome, un volto, una storia”, realizzato dal Comune in collaborazione con Istoreco. «Uno dei compiti più importanti che abbiamo, come amministratori, come genitori e anche come singoli cittadini, è tramandare la storia e la memoria ai nostri figli e ai nostri giovani – spiega il sindaco Vescovi –. Vogliamo sia chiara a tutti la brutalità delle dittature e l’importanza della libertà e della democrazia».

In seguito al fallito tentativo di far saltare il ponte in muratura nei pressi della Bettola da parte della squadra sabotatori, 77 anni fa un automezzo tedesco proveniente da Casina sopraggiunse sul posto per impedire ai partigiani di compiere la definitiva distruzione. Ne seguì uno scontro a fuoco durante il quale morirono diversi tedeschi e i partigiani Enrico Cavicchioni, Pasquino Pigoni, Guerrino Orlandini. La reazione tedesca fu immediata. Il combattimento era avvenuto verso le 22.30 del 23 giugno 1944 e già alle 23.15 partirono da Casina, autotrasportati, circa 50 dei 140 uomini del presidio della gendarmeria tedesca. La rappresaglia iniziò verso l’una del 24 giugno. I tedeschi circondarono cautamente alcune case situate nei pressi del ponte e fecero irruzione nella casa di Liborio Prati e Felicita Prandi, due vecchi di 70 e 74 anni, li uccisero assieme alla loro figlia Marianna. La casa venne poi depredata ed incendiata. La bambina undicenne Liliana Del Monte si gettò da una finestra per salvarsi, ma fu ripresa e gettata in una stalla che bruciava, riuscendo però miracolosamente a sopravvivere. A questo punto i nazisti passarono alla locanda della Bettola, dove per mezzo di un interprete, si fecero aprire la porta dall’oste Romeo Beneventi. Fecero uscire le donne, i bambini e gli uomini, radunandoli in parte nel garage dell’albergo ed in parte dietro la casa. I primi furono mitragliati, poi ricoperti da tronchi d’albero, cosparsi di benzina e dati alle fiamme per incenerirne i cadaveri. Coloro che invece erano stati radunati dietro al grosso fabbricato vennero trucidati a bastonate e a colpi di pistola, quindi gettati anch’essi nel rogo assieme agli altri. Tra loro fu arso vivo Piero Varini, un bimbo di appena 18 mesi.

La furia omicida dei tedeschi, non ancora sufficientemente appagata, investì anche due giovanissime donne, prima violentate, poi uccise ed infine arse nel fuoco. Riuscirono a salvarsi l’oste, alcuni carrettieri nascosti in cantina e un giovane renitente, rifugiatosi nel solaio. Alla fine furono 32 i morti. —

Domenico Amidati

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