I distretti meccanici e meccatronici trainano la ripresa dell’export reggiano
Lo studio di Intesa San Paolo sull’andamento regionale In calo il lattiero-caseario (-3,5%). Crollo dei salumi (-20%)
Luigi Vinceti
REGGIO EMILIA. Il vocabolo in voga in questi giorni è “ripartenza”. E a dare vigore alla ripresa dell’economia italiana è la forza dei “distretti” industriali. Il 2021 sta infatti segnando risultati importanti proprio laddove esistono delle aggregazioni imprenditoriali specialistiche e collaudate. Lo conferma il report sui distretti svolto da Intesa San Paolo, che ha verificato l’andamento delle esportazioni nella prima parte di quest’anno constatando una crescita dell’export nei distretti emiliano-romagnoli pari al 6,4%. Un valore che supera del 2,2% i risultati dello stesso periodo del 2019. Ben diversamente dagli altri distretti regionali che sono ancora in ritardo del 2,8% rispetto ai livelli pre-covid, spicca, in questo contesto, l’imprenditoria dei distretti reggiani collegati alle città limitrofe. Balzo del 37,9% (la banca riporta dati dell’associazione di categoria Acimac) per le macchine dell’industria ceramica, del 31,5% per le macchine agricole, del 18,4% per ciclomotori e piastrelle. Decisamente in salute anche la meccatronica (specialità prettamente reggiana) con un più 8,9%.
Valori meno brillanti per il settore agroalimentare che è salito del 3,6% ma sceso del 3,5% nel lattiero-caseario reggiano e di ben il 20% in quello dei salumi nostrani.
Perché i distretti marciano meglio? È la domanda che si sono posti i rappresentanti di Intesa San Paolo Cristina Balbo, Giovanni Foresti e Carla Sarius e il presidente di Confindustria Emilia-Romagna, Pietro Ferrari. Perché le filiere di prossimità beneficiano di diversi fattori positivi. La vicinanza dei fornitori ai committenti (64 chilometri per il settore caseario reggiano) con i conseguenti vantaggi commerciali e la capacità di creare valore aggiunto. Forte inoltre la propensione a innovare: nei distretti le domande di brevetti sono pari a 235 ogni 100 imprese; altrove non si va oltre 49,1. Ottimamente posizionata la meccatronica reggiana, al quarto posto in Italia. Continua poi a salire l’adozione di sistemi innovativi che assicurano una accelerazione del lavoro. In ritardo solo le imprese più piccole. La meccanica in particolare sta adottando soluzioni 4.0 che determinano importanti riflessi sulla qualità e la velocità, la personalizzazione e flessibilità della produzione con miglioramento di sicurezza, efficientamento dei magazzini e riduzione dei costi. Ciò determina riflessi positivi nella minore manutenzione e più lunga la durata delle macchine. Un capitolo particolare merita il rafforzamento della sensibilità verso la transizione ecologica. La meccatronica reggiana – ad esempio – occupa il quinto posto in Italia per numero di brevetti green presentati e adottati.
Nella nostra città – come in altri capoluoghi vicini – esiste infine una larga diffusione di istituti tecnici specializzati che formano studenti pronti ad entrare in settori produttivi che chiedono delle competenze specifiche.
«L’Emilia Romagna – le conclusioni della Balbo – consolida una crescente fiducia e la ripresa degli investimenti interpretando con vivacità il cambiamento. È lecito attendersi, nel secondo semestre, una robusta ripresa che noi certamente sosterremo».
«Le filiere produttive – le ha fatto eco Ferrari – sono un punto di riferimento centrale per la ripartenza del territorio emiliano. Fondamentale sarà la valorizzazione della base manifatturiera di questa area. Dobbiamo rafforzare le supply chain verso obiettivi di innovazione e sostenibilità, accorciare le catene di distribuzione, sostenere la competitività nei Paesi emergenti». Il sistema reggiano – come larga parte della regione – sembra pronto ad affrontare queste nuove sfide. —
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