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«Il metodo De Tata non c’è». La Cassazione chiude il caso

Ambra Prati
«Il metodo De Tata non c’è». La Cassazione chiude il caso

Scagionato per la terza volta il professionista accusato di violenze sessuali. La vicenda, ora conclusa, era stata sollevata nel 2009 da Striscia la Notizia  

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GUASTALLA. A quasi un anno esatto dall’assoluzione con formula piena in Appello a Bologna (23 giugno 2020), martedì scorso la Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dal Procuratore Generale, scagionando per la terza volta il medico guastallese Emilio De Tata.

È arrivata così parola fine a un caso mediatico sollevato da “Striscia La Notizia” nel lontano 2009, poi sgonfiatosi e proseguito in un tormentato iter legale. «Non è mai esistito alcun metodo De Tata finalizzato alla violenza sessuale, come prospettato dall’accusa. Il mio assistito è uscito da un calvario durato dieci anni», ha commentato l’avvocato difensore Guido Sola dello studio legale Sc Avvocati associati di Modena.

Il professionista era accusato di plurime violenze sessuali, truffa aggravata e somministrazione di medicinali guasti o imperfetti. Tutto è iniziato nel 2009, quando l’inviato del Tg satirico Valerio Staffelli ha diffuso diversi servizi sul medico – ribattezzato “dottor hard” – che all’epoca aveva lo studio in via Cisa Ligure a Guastalla, denunciando i «particolari trattamenti» proposti dal camice bianco e il «lavaggio emozionale» che in alcuni casi, secondo l’accusa, sarebbe sfociato in veri e propri atti sessuali senza consenso.

Un caso clamoroso diventato nazionale, tanto che dopo le puntate di Striscia nove pazienti hanno sporto denuncia rilasciando dichiarazioni ritenute rilevanti dalla Procura di Reggio: solo quattro donne però si sono costituite parte civile (da qui le imputazioni di altrettante violenze sessuali) rivendicando di essere state ingannate.

Addebiti che la difesa dell’interessato ha sempre negato, affermando che De Tata applicava una medicina alternativa non ortodossa e talvolta contestata dalla comunità scientifica. Il rimpallo tra accusa e difesa è proseguito negli anni senza far emergere elementi nuovi. Il processo di primo grado è iniziato in tribunale a Reggio Emilia nel 2011 e si è concluso nel novembre 2014 con l’assoluzione da ogni accusa e la gioia espressa dall’imputato presente in aula, nonostante il pm Maria Rita Pantani avesse chiesto una condanna a nove anni e sei mesi. Istanza reiterata dall’accusa nel ricorso in Corte d’Appello a Bologna, che dopo due udienze ha ribadito lo stesso esito.

Ora l’ulteriore conferma da parte della Cassazione, accolta con soddisfazione dall’avvocato Sola (in questi giorni difensore dei due turisti tedeschi di 52 anni accusati di duplice omicidio colposo e omissione di soccorso per la morte di Umberto Gazzella e Greta Nedrotti, speronati sul lago di Garda).

«Tre gradi di giudizio, tre sentenze ampiamente liberatorie: questa è la verità processuale – ha dichiarato il legale Sola – Fin dall’inizio abbiamo lavorato per dimostrare la nostra verità ovvero che non esisteva nessun metodo De Tata e che l’operato del dottore fosse quello di un professionista corretto e serio, non a caso stimato da numerosi pazienti che seppur sentiti in qualità di persone informate sui fatti nel corso delle indagini preliminari, non avevano che potuto parlar bene del mio assistito. Sono lieto di questo epilogo e soprattutto lo sono per quanto riguarda la posizione personale e professionale del dottor De Tata». Alla domanda dov’è e cosa fa oggi il medico 66enne, che si presentava come “dottore dello sport” poi specializzatosi in “medicina energetica vibrazionale”, il legale ha replicato: «Ha sempre continuato ad esercitare la sua professione sul territorio». —

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