Medici non vaccinati: l’Ausl prosegue gli accertamenti ma c’è già un ricorso al Tar
Emanuela Bedeschi, direttore Sanità pubblica di Reggio: «Non è ancora stato preso alcun provvedimento»
REGGIO EMILIA. L’Azienda Usl di Reggio Emilia non ha ancora stilato, e dunque nemmeno trasmesso agli ordini professionali, la lista dei professionisti che rifiutano l’obbligo del vaccino contro il Covid e che, secondo la legge, potranno essere sospesi dal servizio. Eppure 25 persone – per lo più infermieri e operatori sociosanitari, ma tra loro compare anche un medico di medicina generale, tutti non vaccinati – hanno già presentato ricorso al Tar tramite l’avvocato Daniele Granara del Foro di Genova, che è anche professore di diritto costituzionale nelle università di Genova e Urbino. Il ricorso è stato presentato ieri al tribunale amministrativo di Parma contro le aziende sanitarie locali di Reggio, Parma e Piacenza da parte di circa 120 professionisti in tutto: medici, infermieri, operatori sociosanitari ma anche veterinari, psicologi, farmacisti. L’atto, che è stato notificato alle aziende sanitarie nella serata di mercoledì, è stato un fulmine a ciel sereno. «Non ce lo aspettavamo – commenta la dottoressa Emanuela Bedeschi, direttore del dipartimento di Sanità pubblica dell’Ausl reggiana – perché nessun provvedimento è ancora stato preso. È una sorta di ricorso preventivo, e più che altro contro la legge, perché di fatto noi ci siamo limitati ad applicare i passaggi previsti dal decreto 44 del 21 aprile scorso».
Che cosa prevede?
«Il decreto richiede innanzi tutto la verifica delle situazioni di chi, ad aprile, non risultava ancora vaccinato. Noi quindi abbiamo aspettato questo elenco dalla Regione, ottenuto incrociando i dati degli iscritti ai vari ordini professionali con quelli dell’anagrafe vaccinale, e abbiamo spedito una lettera in cui chiedevamo di comunicare, entro cinque giorni dalla ricezione della stessa, se effettivamente non era avvenuta la vaccinazione e per quale motivo».
Quante lettere avete inviato?
«Poco più di 1.500. Ma tra questi destinatari c’è chi ha dimostrato di essersi già vaccinato, chi ha detto di aver già provveduto a prenotarsi, chi risulta ancora iscritto all’ordine professionale anche se non esercita più e anche chi ha prodotto una documentazione medico-sanitaria spiegando di non poter essere vaccinato perché in un particolare stato (ad esempio in gravidanza non a rischio) o sotto specifiche terapie. Ora stiamo verificando questa documentazione, avvalendoci anche dei collegi di esperti che sono stati creati appositamente a più livelli, nella nostra azienda fino al reparto di Malattie infettive del Sant’Orsola di Bologna».
Poi cosa accadrà?
«Al termine delle verifiche, chi non avrà le condizioni che legittimano un esonero dalla vaccinazione verrà ricontattato con una convocazione alla vaccinazione. Se la persona non dovesse presentarsi all’appuntamento verrà segnalata al datore di lavoro (anche ai centri privati o alle residenze per anziani, ad esempio) e al proprio ordine professionale. Saranno loro a stabilire se esista una mansione che permetta al lavoratore che non si è vaccinato di lavorare lontano dal pubblico e dai propri colleghi. Se questo ruolo non dovesse esistere, visto che il decreto dice chiaramente che non potrà essere creata ad hoc una nuova mansione, si arriverà all’esonero».
Una eventualità ancora remota, al momento.
«Noi stiamo iniziando la seconda fase, chiamiamola così, prevista dal decreto, quella della verifica. E infatti non sappiamo ancora quantificare quanti, nella nostra provincia, si oppongano effettivamente al vaccino. Lo sapremo nel corso delle prossime settimane». —
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