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Nell’auto ha la cocaina Il 40enne è condannato e rimane in carcere

Nell’auto ha la cocaina Il 40enne è condannato e rimane in carcere

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reggio emilia. Condannato a 3 anni e 2 mesi di reclusione e rimane in carcere Foued Shili, il 40enne tunisino arrestato il 3 giugno scorso dopo che era stato trovato in un’auto con 18 grammi di cocaina.

A prendere la decisione – ieri mattina – il giudice Giovanni Ghini, davanti al quale il nordafricano è stato difeso dall’avvocato Federico De Belvis. In aula – il processo si è tenuto con rito abbreviato (quindi con sconto di pena di un terzo) – c’è stata battaglia legale, perché per la Procura (la pm Maria Rita Pantani è la titolare del fascicolo) l’attività illecita di Shili non rientra in un’ipotesi lieve di spaccio di stupefacenti, da qui la richiesta di condanna a 4 anni e 3 mesi di carcere.

Di diverso avviso l’avvocato De Belvis che inquadra la “polvere bianca” ritrovata in un’ipotesi non grave di detenzione ai fini di spaccio, chiedendo anche la concessione delle attenuanti generiche.

Dalla camera di consiglio il giudice Giovanni ne esce con una sentenza di condanna che tiene conto solo della concessione delle attenuanti generiche, ritenendo comunque il fatto grave e meritevole di una pena di un certo peso

Il 3 giugno scorso Shili era stato trovato nella macchina fermata dalla polizia lungo via Papa Giovanni XXII. Il 40enne – con precedenti, irregolare sul territorio e senza una dimora stabile – era su un Suv di proprietà di un conoscente italiano. Auto che aveva dentro targhe contraffatte e nella quale è stata trovata la droga. In auto c’era anche un altro italiano, considerato il cliente.

La polizia aveva effettuato poi una perquisizione nel luogo (a Cavriago) in cui abita provvisoriamente il tunisino, trovando lì il materiale per il confezionamento. Gli agenti, quindi, perquisendo quell’auto su cui viaggiavano le due persone, trovavano la cocaina (in un involucro di carta) e un bilancino di precisione, ma anche le due targhe fasulle francesi e una mazza da baseball.

L’ulteriore conferma era stata raccolta con le due persone sentite per sommarie informazioni, che avevano offerto ulteriori elementi contro il nordafricano. —

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