Gazzetta di Reggio

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VENTASSO, I cittadini 

«Grande amarezza la chiusura di Bpm a Ligonchio»

Finisce con un «niente da fare» la battaglia dei correntisti per mantenere attivi alcuni servizi sul territorio montano

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ventasso. Hanno combattuto ma hanno perso. «Una grande amarezza». Sui cittadini di Lingochio che si sono mobilitati per tenere in vita alcuni servizi della filiale Bpm del paese, che ha annunciato e poi chiuso la sede di via Bagnoli, meglio hanno potuto le ragioni del mercato: sede in perdita, nulla da fare.

La battaglia dei numerosi correntisti, rappresentanti da cinque cittadini con il coinvolgimento del sindaco Antonio Manari, durante la quale sono stati fatti incontri con la dirigenza della banca, si è giocata su tre richieste, tutte rispedite al mittente: «Non chiudere a maggio – spiegano – ma almeno a fine estate. Avere a Ligonchio un bancomat e una cassa continua e la presenza di un dipendente per almeno 2 giorni a settimana, offrire il servizio di consulenza e fare operazioni di cassa per chi ne avesse avuto bisogno». In questo caso il Comune era disposto a offrire due locali nell’ex municipio di Ligonchio a uso gratuito dove collocare il bancomat e un ufficio.

Un risparmio notevole, visto che, secondo i cittadini, «la banca spende per la sede di Ligonchio oltre 20.000 euro l’anno, un affitto assolutamente fuori mercato. La cosa singolare è che Bpm continuerà a pagare l’affitto stratosferico fino a fine 2023 nonostante la chiusura della filiale». «A fine marzo la banca chiamò il sindaco – proseguono i cittadini – per comunicare che non avrebbero preso in considerazione nessuna delle nostre richieste. Ligonchio poteva avere solo il bancomat. Un triste epilogo. In più, non sappiamo fino a quando lo manterranno». Nonostante la sconfitta, i correntisti Bpm cercano alternative e intessono una trattativa con un promoter Credem, responsabile della montagna reggiana.

«Abbiamo atteso l’approvazione formale della direzione di Credem per approfondire la fattibilità della loro apertura a Ligonchio – continuano – ed appena il promoter ha potuto approfondire, ci siamo prodigati per trovargli un locale a Ligonchio dove poter realizzare gli appuntamenti con i correntisti che numerosi volevano migrare verso Credem. L’apertura sarebbe stata autorizzata dalla direzione in base all’analisi di mercato fatta sul campo, analisi che avrebbe dovuto accertare la consistenza di correntisti e la dimensione del risparmio gestito». Pochi giorni più tardi arriva la risposta, negativa: «I vertici della banca hanno deciso di non aprire a Ligonchio. L’operazione non regge l’analisi costi-benefici». E niente di più.

«Gli economisti – proseguono i cittadini – ci dicono che dove chiudono le banche vengono potenziati gli uffici postali. Speriamo. A Ligonchio la posta è aperta due giorni la settimana; se vi capita di passare dal paese in quei giorni, ve ne accorgete senz’altro per la fila che c’è fuori».

La riflessione dei tanti che sono rimasti senza banca si sposta sulla strategia delle Arre interne, un progetto nazionale che dovrebbe garantire sviluppo ai territori più svantaggiati, come appunto quello del Crinale. «L’Appennino reggiano – sottolineano i cittadini – è area pilota per la strategia delle aree interne. È area pilota per i progetti di sviluppo della montagna di Confindustria Emilia Romagna. Ligonchio ha la sede della comunità del Parco nazionale. Ci sono molti segnali di vivacità che vanno accompagnati e potenziati». Input che però le banche non raccolgono. «Le banche – concludono – devono inventarsi qualcosa per garantire un servizio a territori come il nostro e le Poste devono fare in fretta a potenziare. Nel frattempo, a Ligonchio si lavora per mettere da parte l’amarezza e provare a fare cose positive». —

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