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I pakistani della Bassa «Una fiaccolata per lei»

Alessandro Cagossi
I pakistani della Bassa «Una fiaccolata per lei»

Pronti a formare un’associazione locale: «Se ci fosse stata, avrebbe aiutato»

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Alessandro Cagossi

NOVELLARA. «È intenzione della comunità pakistana della Bassa trasformare il dolore e lo sgomento causato dalla tragedia di Saman Abbas in un’occasione per migliorare le cose, sia simbolicamente con l’organizzazione di una fiaccolata in suffragio della 18enne pakistana nella piazza principale del paese, sia concretamente con l’istituzione di un’associazione pakistana novellarese, a tutt’oggi assente. Lo scopo di queste iniziative è quello di onorare la figura della giovane Saman, che gli inquirenti ritengono essere rimasta vittima di un complotto ordito dalla famiglia, e adoperarsi affinché in futuro non avvengano più fatti del genere».

È quanto trapela da un incontro tenutosi mercoledì sera tra vari rappresentanti del mondo pakistano che abitano nel Reggiano e dintorni: vi hanno partecipato Anwar Mohammad, imprenditore edile di Campagnola e reporter di una web-tv pakistana; Ali Shafaqat di Correggio, impiegato di un’azienda di San Martino in Rio in cui è delegato Rsu; Imran Rome di Santa Vittoria di Gualtieri, che gestisce un distributore di benzina a Guastalla; Atif Nazir, mediatore culturale di Suzzara (Mantova), che in passato ha abitato a Villarotta di Luzzara; Sajjad Bhatti di Carpi (Modena), che lavora come operaio a Rolo. Una riunione in cui si è stata ribadita l’intenzione di organizzare, da parte della comunità pakistana locale, una fiaccolata per Saman, con partecipazione aperta a tutti. Un’idea per commemorare Saman e, allo stesso tempo, condannare la sua uccisione. Alla fiaccolata, la cui data è in fase di definizione, è attesa la partecipazione di centinaia, se non migliaia, di persone.

Sul versante più concreto, si è affrontato il punto spinoso della mancanza, a Novellara, di una vera e propria associazione che li rappresenti, nonostante le cifre ufficiali parlino di oltre 450 pakistani residenti sul territorio comunale, la comunità più numerosa dopo quella cinese. «In passato – ricordano i partecipanti dell’incontro – conoscevamo alcuni pakistani novellaresi che avevano contatti con l’amministrazione comunale e che facevano rete con la comunità pakistana, ma con la crisi economica si sono trasferiti all’estero. Non sappiamo se attualmente in Comune ci sono dei referenti, ma pensiamo che da tutte le parti serva fare di più. Noi possiamo garantire il nostro impegno per riuscire nel nostro intento, per mobilitare pakistani altrettanto meritevoli e capaci. Fermo restando che la famiglia di Saman Abbas viveva abbastanza isolata dal resto della comunità pakistana, la presenza di un’associazione a Novellara avrebbe potuto aiutare». «Il punto di partenza – proseguono i rappresentanti – è la valenza benefica di queste associazioni: dove sono attive (come a Correggio dove esiste da molti anni o a Carpi dove addirittura sono una decina), c’è più integrazione e i pakistani sono ben visti. Inoltre, questi sodalizi si permettono di fare rete tra di noi, di dialogare con le amministrazioni locali, e di presentarci alle comunità dei vari paesi dove viviamo. E soprattutto, per evitare che quello che è successo a Saman si ripeta di nuovo». —

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