Quel livido sul volto in una foto di Saman Aveva accusato il cugino
Lo scatto mostrato da “Chi l’ha visto?” era stato inviato al fidanzato dalla 18enne Il parente, lo stesso dell’acquisto di un biglietto aereo, nega di essere stato lui
Elisa Pederzoli
NOVELLARA. La foto del volto di Saman con un segno rosso, un livido, traccia di una percossa. È quanto ha mostrato nelle ultime due puntate la trasmissione di Rai Tre “Chi l’ha visto?”. Il giornalista Paolo Andriolo mercoledì sera ha raccontato, denuncia ai carabinieri alla mano, quanto il fidanzato della 18enne ha raccontato ai militari quando è stato sentito il 5 maggio scorso: quando per i militari di Novellara era chiaro che la sparizione della ragazza era qualcosa da approfondire.
È il giovane – la cui relazione con la ragazza era fortemente osteggiata dai parenti di lei, al punto da andare a minacciare, sempre secondo i suoi racconti, i famigliari in Pakistan – a dare quella foto avuta da Saman ai carabinieri e a raccontare che lei aveva raccontato che a colpirlo sarebbe stato un cugino. Quale? Quello che ancora lavora nell’azienda agricola dei Bartoli, già finito all’attenzione degli investigatori, dato che è stato lui a comprare il biglietto aereo alla madre di Saman, che è servito per la fuga.
Il giovane, che è a Novellara da appena dopo l’arrivo di Shabbar Abbas 15 anni fa e che quindi parla bene l’italiano, intervistato dal giornalista ha negato fortemente di essere stato lui, e di non avere niente a che fare con la sparizione di Saman. Come peraltro aveva già affermato quando è emerso che era stato lui a comprare il biglietto per la zia. «Ma solo perché mio zio aveva un debito con quella agenzia» aveva confidato.
Quella foto con la guancia livida di Saman getta, inevitabilmente, altre ombre su quanto accaduto negli ultimi giorni nella casa di Novellara della giovane. Ai carabinieri novellaresi, che l’avevano sentita in caserma il 22 aprile, aveva assicurato di non temere per la sua incolumità, di dover solo fronteggiare un padre arrabbiato, ma che nessuno la trattava male o le usava violenza.
Ora emerge che al giovane la ragazza aveva confidato invece di essere stata colpita dal parente, quando questo aveva saputo che continuava a frequentare quel ragazzo inviso alla famiglia, che lei stessa aveva assicurato di non frequentare più: una bugia, per cercare di allentare le tensioni, quando è tornata a casa dopo avere lasciato la comunità, in cerca di quel passaporto che era convinta le avrebbe finalmente regalato la libertà che tanto agognava.
Attualmente, restano cinque gli indagati per l’omicidio predidato di Saman: il padre Shabbar Abbas, la madre Nazia Shaheen, lo zio Danish Hasnain, i cugini Nomanulhaq Nomanulhaq e Ikram Ijaz. Quest’ultimo è attualmente in carcere dopo essere stato arrestato in Francia. Gli altri sono tutti irreperibili. I genitori sono in Pakistan, partiti il primo maggio. Ma le indagini dei carabinieri, coordinati dal pm Laura Galli, avanzano. E guardano ad altri componenti della famiglia Abbas, in Italia e all’estero, per capirne il grado di coinvolgimento, e consapevolezza, in quanto realizzato contro Saman. —
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