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GUASTALLA, IL FUNERALE DEL NAIF “KABALO” TONIATO 

«Sei stato un pilastro, con sacrifici ma pure serenità, poesia e bellezza»

M.P.

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GUASTALLA. Ieri mattina, nella concattedrale, in un clima di grande commozione è stato dato l’estremo saluto al maestro e pittore naif Benito “Kabalo” Toniato, l’ultimo di 16 fratelli. Aveva 89 anni. La messa è stata celebrata da don Francesco Marmiroli. Tra i banchi era presente il titolare del negozio “Saturno” con cui Benito ha lavorato quando faceva il sarto di professione, oltre ad ex colleghi. Don Francesco, nell’omelia, ha ricordato l’artista che amava assistere alla messa mattutina: «Mi sembra di vederlo qui davanti, in carrozzina, mentre ascolta la messa delle 8». Il figlio Daniele, assieme alla sorella Rosi, avrebbe voluto leggere una struggente lettera che gli aveva scritto, ma ha delegato una cugina, perché all’ultimo momento gli è mancata la forza per il timore di interrompersi per i troppi nodi in gola: «Ciao Pa, oggi io e Rosi siamo qui a guardarti pensando al grande vuoto e silenzio che ci lasci; silenzio che ci fa riflettere e che fa capire quanto sia importante la famiglia – ha scritto il figlio –. Io e la Rosi non sappiamo se piangerti come padre o come madre, in quanto sei stato l’uno e l’altra allo stesso tempo. Possiamo dire che sei stato precursore di questi tempi; genitore 1 e 2 al tempo stesso, ma a parte questo sei stato il nostro pilastro: hai percorso una strada fatta di sacrifici e rinunce, trasmettendoci comunque serenità, poesia e bellezza anche attraverso la tua pittura e gli abiti di alta sartoria. Nonostante i tuoi problemi di salute, giocoforza eri diventato l’ultimo testimone di una famiglia numerosa che ha vissuto attraverso privazioni e sofferenze, ma che è stata comunque capace di farci sentire protetti e ci ha insegnato a volerci bene. Di questo io e mia sorella siamo testimoni. Siamo stati parte di una famiglia allargata: tu, i tuoi fratelli, le tue sorelle e la zia Tilde ci avete permesso di arrivare fino a qui trasmettendoci quel sentimento di appartenenza che ci unisce tutti nonostante le distanze. Non possiamo far altro che ringraziarvi , ricordandoci sempre del vostro vissuto, dei vostri racconti che per le nuove generazioni possono suonare come fiabe del passato; nell’epoca di internet e della realtà virtuale ci avete insegnato che la vera ricchezza si misura nella qualità dei rapporti umani e che nulla si ottiene senza forza di volontà e sacrificio. Con te se ne va l’ultimo di 16 figli. Continueremo a condividere la storia della nostra famiglia raccontandola a chi verrà e non avrà la possibilità di ascoltarla dalla tua voce».

Un particolare ringraziamento è stato rivolto al Centro dialisi, alla Cri, alla signora Maria Varini e agli assistenti della Coopselios. —

M.P.

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