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Domani mattina 

Il battesimo dei Sinti reggiani in una “piscina” in via del Chionso

Luciano Salsi

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Luciano Salsi

REGGIO EMILIA. Diventeranno cristiani, ma non cattolici i Sinti reggiani che domani mattina saranno immersi in un'improvvisata vasca battesimale consistente in una piscina di plastica collocata su un prato ai margini del Campovolo.

In quell'area, a cui si accede percorrendo via del Chionso, sta per concludersi la settimana di preghiera della missione evangelica costituita da nomadi del Nord Italia. Ne sarà l'evento culminante il battesimo celebrato secondo il rito antico adottato dalle diverse confessioni protestanti, che lo impartiscono per immersione ai maggiorenni consapevoli di tale scelta.

Fra le persone che lo riceveranno ci sarà anche il ventenne Nairobi Esposti, figlio di Lolita Torre e nipote di Vladimiro Torre, l'anziano leader dei Sinti reggiani.

Spetterà ai pastori della comunità immergerlo nell'acqua della piscina interrogandolo sulla sua volontà di riconoscere e accogliere Gesù Cristo nella fede.

Alla cerimonia parteciperanno anche i bambini, ma per essere semplicemente «presentati al Signore», in attesa che arrivi anche per loro l'età in cui ricevere il sacramento. Tutti i battezzati potranno poi ricevere l'eucaristia nella forma non dell'ostia, ma del pane e del vino.

L'adesione di tanti nomadi all'evangelismo si deve al proselitismo di alcuni Sinti di nazionalità francese che hanno abbracciato il cristianesimo in una versione affine al movimento pentecostale.

I pentecostali si distinguono dagli altri protestanti per il rilievo dato alla Pentecoste, cioè alla discesa sugli apostoli dello Spirito Santo capace di infondere i doni della Grazia, fra cui la capacità di parlare lingue sconosciute (glossolalia). Ne deriva la loro attitudine a comunicare anche con le minoranze etniche più emarginate. Perciò gli evangelici si rivolgevano ai Sinti nella loro lingua.

Venuti in Italia non hanno tardato a fare proseliti fra i nomadi della medesima etnia, fra i quali si sono formati i pastori di nazionalità italiana che da quattro o cinque anni organizzano i raduni come quello che si sta svolgendo al Campovolo.

L'ormai affermato ecumenismo attenua le possibili tensioni con la Chiesa cattolica, che nella nostra città ha una tradizione quasi secolare di apostolato nei confronti dei nomadi, risalente a don Dino Torreggiani, fondatore dei Servi della Chiesa, e al suo successore don Alberto Altana, che hanno creato un rapporto molto stretto con i Sinti.

Don Daniele Simonazzi, che è l'attuale responsabile dei Servi, apre la porta anche agli evangelici: «Abbiamo instaurato – conferma – relazioni amichevoli. Ho anche celebrato un funerale insieme a loro. Ammetto che hanno spesso avuto successo nel condurre i nomadi verso Gesù e una vita onesta». —

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