«La difesa chieda scusa»
Bonazzi attacca, la collega replica: «Fatto in privato»
reggio emilia. Siamo solo agli inizi, ma ci scappa già un deciso botta e risposta in aula fra due avvocati.
Ad accendere la miccia ci pensa il legale di parte civile Giulio Cesare Bonazzi che, durante una pausa del processo, va anche ad abbracciare la mamma della vittima. La donna è in preda ad un inconsolabile dolore, alimentato dal rinnovo in aula dei brutali momenti culminati nella morte della figlia a coltellate. Inaspettatamente l’avvocato Bonazzi si rivolge alla collega della difesa con un’improvvisa rasoiata «Dovrebbe avere il coraggio di guardare negli occhi i genitori e il fratello della ragazza uccisa in quel modo e chiedere scusa per il suo assistito. Certo, ognuno ha il suo modo di fare la professione. Non voglio fare polemica, ma io l’avrei sicuramente fatto, alcune parole in aula le avrei dette alle vittime di questo assassinio». Comunque non si farà attendere la risposta piccata dell’avvocatessa Pina Di Credico: «Cordoglio e solidarietà alla famiglia della vittima li ho sempre manifestati privatamente. Ma faccio l’avvocato e come Camera Penale da sempre lottiamo affinché non si faccia confusione fra l’imputato e il suo difensore. Il mio ruolo, quindi, è difendere l’imputato, non chiedere scusa. Non è che il difensore di Totò Riina – conclude – si scusa con i familiari delle vittime».
Da brivido la ricostruzione del delitto fatta dagli inquirenti: la sera dell’8 agosto 2019 il marocchino entra nel bar “Moulin Rouge” con il coltello che ha con sè ma ben nascosto, poi raggiunge la barista dietro la cassa e senza dire una parola sfodera l’arma e sferra un primo fendente alla ragazza che cade a terra. A quel punto lui si pone sopra la giovane e urlando frasi vendicative la colpisce ripetutamente, mentre lei – pienamente cosciente – lo supplica di non ucciderla. Ma la ferocia di Boukssid non si placa e sferra otto coltellate al petto di “Stefania”, con l’ultima al cuore che risulterà fatale. Due minuti di una brutalità inaudita.
La famiglia della vittima ha venduto il locale e si è trasferita a Padova. La scorsa estate – nel primo anniversario del delitto – la zia e alcuni amici si sono recati sulla tomba della ragazza per un momento di raccoglimento, preceduto da una toccante cerimonia in chiesa a Rivalta. Ma è un dolore che non si placa, perché genitori, fratello e gli altri parenti cinesi (in tutto una decina) che ieri hanno seguito l’udienza in Assise sono apparsi sgomenti e storditi dagli inevitabili clamori di un processo come questo. —
T.S.
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