Gazzetta di Reggio

Reggio

SCANDIANO 

Sparò all’amico al bar Pena ridotta a 14 anni per “Picchio” Guidotti

M.F.

La Corte non ha riconosciuto l’aggravante dei futili motivi Mesi fa ha ottenuto l’ok per assistere al funerale del padre

2 MINUTI DI LETTURA





SCANDIANO. Pena ridotta di due anni per Giampietro Guidotti, l’uomo che il 15 aprile del 2019 uccise l’amico Giorgio Campani mentre era seduto al bar, sparandogli alla testa. La condanna nel primo grado di giudizio era stata a 16 anni e 4 mesi per omicidio pluriaggravato da premeditazione e futili motivi (oltre a porto d’arma non autorizzato). Il pm Giacomo Forte aveva chiesto per lui 30 anni. Ma l’uomo era stato riconosciuto seminfermo di mente – dallo psichiatra Giuseppe Cupello, chiamato a redigere una perizia dalla difesa, sostenuta dagli avvocati Paola Cagossi e Mariaemma Ghidoni, con il placet di Forte.

Ora la sentenza in secondo grado. La Corte d’Assise d’Appello ha condannato Guidotti a 14 anni e 4 mesi, scalando di due anni la pena emessa, con rito abbreviato, il 25 febbraio 2020, dal gip Luca Ramponi.

Uno sconto dovuto al fatto che la Corte, a differenza del tribunale monocratico, non ha riconosciuto l’aggravante dei futili motivi. «Siamo molto soddisfatte – commenta l’avvocato Cagossi – Bisogna considerare anche che un processo come questo, per omicidio, davanti a una giuria popolare è molto complesso. Ma è stata riconosciuta la nostra impostazione. Il motivo del contendere era proprio il riconoscimento di quest’aggravante. Ora attendiamo di leggere le motivazioni tra 90 giorni. Rimane il fatto che la pena erogata a nostro avviso resta comunque eccessiva». Soddisfazione viene espressa anche dall’avvocato Lalla Gherpelli, che assiste la figlia di Campani, secondo la quale «è stata riconosciuta la gravità del fatto, e sostanzialmente confermata la pena».

Guidotti, reo confesso, aveva raccontato di essere rimasto sconvolto, uscendo dall’ospedale dove era stato ricoverato il padre 98enne, perché i medici gli avevano fatto intendere che l’anziano era prossimo alla morte. Si era quindi recato alle pompe funebri, aveva predisposto abiti, funerale e tomba, aveva saldato il conto e poi si era diretto al bar di Rondinara, avendo con sé la pistola, un revolver 38 special.

Una volta al Blue bar, era entrato e si era fermato alle spalle di Giorgio Campani, l’amico di sempre, che sedeva a un tavolino con altri, e da una distanza di un metro gli aveva sparato.

Le indagini per quel delitto si chiusero dopo otto mesi, con l’avvio del processo a dicembre dello stesso anno. Quasi un anno dopo, mentre Guidotti era in carcere alla Pulce di Reggio, lo aveva raggiunto la dolorosa notizia della morte dell’amato padre. Per assistere al suo funerale l’uomo, oggi 60enne, ottenne dal giudice Dario De Luca un permesso d’uscita. Ma poi le porte del carcere sono tornate a richiudersi alle sue spalle. —

M.F.

© RIPRODUZIONE RISERVATA



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google