“Don telecamera” è sacerdote da sessant’anni
Casina. Sessant’anni di sacerdozio per don Eusebio Bertolini, da tutti chiamato Giuseppe. Ieri per lui e la comunità è stata una domenica di festa. Durante la messa da lui stessa celebrata, attorniato dai suoi parrocchiani, il parroco, da 54 anni a Giandeto, ha ringraziato tutti i presenti e ha fatto la cronistoria della sua vita sacerdotale. Nato a San Giovanni di Querciola il 18 febbraio 1938, venne ordinato sacerdote nel 1961. È stato vicario cooperatore a Rubiera (1961-64), Casalgrande (1964-66), San Giovanni di Querciola (1966-67) e in seguito parroco di Giandeto.
Durante questo suo apostolato è stato anche direttore dell’ufficio per le comunicazioni sociali (1989-2007) e direttore del centro televisivo diocesano (2007-2012). Lo chiamavano “don telecamera”. Per tanti anni ha girato la provincia e tutti lo ricordano con la macchina da ripresa sulla spalla, allora molto pesante.
Riprendeva cresime, comunioni, ordinazioni religiose e ricorrenze varie. In queste occasioni lui c’era sempre: un’istituzione. Oltre 40 anni fa il vescovo Gilberto Baroni lo incoraggiò: «Lascia l’insegnamento, inizia con le comunicazioni: sono il futuro». In seguito, il vescovo Paolo Gibertini, oltre a incoraggiarlo, lo aiutò anche finanziariamente regalandogli una telecamera e poi lo nominò responsabile delle comunicazioni sociali e direttore del centro televisivo diocesano. Aveva numerosi collaboratori per realizzare le trasmissioni che venivano registrate negli studi del seminario diocesano.
Ha collaborato con Reggio 3 TV e Teletricolore. E per questa sua importante ricorrenza, ieri, che lui ha voluto semplice non potevano mancare i media televisivi: Giovanni Mazzoni, Lorenzo Morani, Umberto Bertani, Andrea Boni, che hanno fatto tappa nella sua chiesa di Giandeto. Hanno registrato la celebrazione per mandarle in onda nei tg locali.
C’era tutto il paese, che ha voluto dimostragli il suo affetto. Fra i regali ricevuti particolarmente gradita un statua della Madonna che fu di don Gaetano Incerti e una pergamena con su scritto un componimento in dialetto di Anna Maria Bazzani, consegnatagli con le firme dei parrocchiani. Alla fine della messa non poteva mancare la grande torta preparata dalle donne del paese. —
D.A.
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