Droghe, acquisti a centinaia rivelati in aula da 9 reggiani
E tutti indicano come pusher di fiducia i due fratelli Bayoud che sono latitanti Il contatto allo stesso cellulare poi le vendite in auto lungo stradine di campagna
Tiziano Soresina
reggio emilia. Depongono in nove davanti al giudice Antonella Garcea e senza tanti giri di parole si arriva tranquillamente al migliaio di acquisti complessivi di cocaina (per lo più), ma in qualche occasione anche di hascisc e marijuana.
Un’udienza sconcertante sotto tutti i punti di vista, perché chi ammette l’uso sfrenato di droghe sono reggiani (uomini e donne) di ogni età (dai trenta in su), inoltre sul banco degli imputati per questo maxi giro di spaccio di stupefacenti vi sono solamente due “fantasmi”, perché i due fratelli marocchini Abbes (44 anni) e Abdeljalil Bayoud (41 anni) sono da almeno un biennio scomparsi da quella casa di via Pigoni dove erano agli arresti domiciliari. Tornando alle nove testimonianze, si sono via materializzati in aula i tanti aspetti comuni che legano questi cocainomani o consumatori di “erba”: l’aggancio per l’acquisto illecito era sempre sullo stesso numero di telefonino; gli incontri in stradine di campagna per non dare nell’occhio (in città vicino all’ex discoteca Marabù, ma anche a Correggio, Bagnolo, Ghiardo) con gli spacciatori che arrivavano su una Ford Fiesta (scura) o una Volkwagen Golf (grigia) per effettuare lo scambio droga-soldi stando sempre in macchina; la tariffa per la cocaina (sugli 80 euro al grammo); il consumo di stupefacenti praticamente settimanale che porta i testimoni a bilanci che lasciano a bocca aperta (si arriva a punte di 150-200 acquisti in due anni); lo spuntare nei ricordi sia di un soprannome (“Musta”) relativo ad un imputato, sia della dentatura precaria sempre di uno dei due spacciatori; il riconoscimento fotografico in udienza dei due imputati (in diversi sanno che sono fratelli e li hanno visti in faccia perché non erano camuffati in auto) che per lo più collima con quello che i testi avevano già fatto cinque anni fa in caserma dai carabinieri. Per diversi questa deposizione è anche l’occasione di una riflessione a cuore aperto: «Da allora ho cambiato vita, è stato un momento negativo questo accostarmi alla droga».
Mancano ancora quattro deposizioni e nella prossima udienza (nell’aprile 2022) vi sarà la discussione e la sentenza. I due nordafricani sono difesi dall’avvocatessa Rosanna Beifiori (ieri sostituita in aula dal collega di studio Tommaso Lombardini).
I due fratelli erano già stati inizialmente fermati in un parcheggio cittadino dagli uomini del nucleo operativo della compagnia di Castelnovo Monti il 9 dicembre 2016. Era scattato l’arresto immediato per concorso in detenzione ai fini di spaccio di stupefacenti. Agli 8 grammi di cocaina trovati in loro possesso al momento del fermo, si erano aggiunti altri 32 grammi di cocaina, 17mila euro in contanti, cellophane per confezionare le dosi e un bilancino digitale per pesare la droga, il tutto rinvenuto nella loro abitazione. Le indagini non si erano chiuse lì. Sempre i carabinieri di Castelnovo Monti erano infatti riusciti a ricostruire la solida rete di clienti che i due avevano creato in quasi cinque anni di illecita attività di spaccio. I due, secondo gli accertamenti dell’Arma, erano riusciti infatti a mettere in piedi una attività di spaccio di cocaina e hascisc a dir poco ramificata. Poi il gip accoglieva la richiesta di arresti domiciliari avanzata dalla pm Stignani, misura cautelare eseguita nella primavera 2017. Ma ad un certo punto i due fratelli sono fuggiti. —
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