«In piazza contro la violenza e a tutela dei diritti di tutti»
REGGIO EMILIA. Oggi pomeriggio alle 18.30 le attiviste reggiane di “Non una di meno”, insieme a quelle del medesimo movimento modenese e con l’associazione Nondasola - Centro Antiviolenza Reggio Emilia, scenderanno in piazza Prampolini per manifestare «contro la violenza patriarcale nei confronti delle donne e delle soggettività lgbtqia+». La data del 1° luglio non è casuale: proprio oggi la Turchia uscirà ufficialmente dalla Convenzione di Istanbul, e in tutto il mondo, in risposta, verranno organizzati presidi, manifestazioni, flash mob che andranno a comporre la protesta del “1° luglio tranfemminista e transnazionale”.
«Sono tante le ragioni che ci spingono a scendere di nuovo in piazza – spiegano le attiviste reggiane – e solo alcune riempiono le cronache quotidiane dei media. Sulla scia delle potenti piazze femministe delle scorse settimane nel ricordo di Saman e di tutte le vittime della violenza maschile sulle donne e della violenza di genere, anche Reggio e Modena si uniranno oggi al grido delle compagne turche, dell’Est Europa, del Belgio, della Francia, dell’Argentina e di altri paesi dell’America Latina che parteciperanno alla mobilitazione transfemminista e transnazionale per dare una risposta ferma all’offensiva patriarcale, che come uno spettro minaccioso sta attraversando l’Europa e altre vaste aree del mondo».
La manifestazione vedrà alternarsi sul palco voci “dissidenti e ribelli”, oltre a azioni di protesta, flash mob, immagini e musica. «L’uscita della Turchia dalla Convenzione di Istanbul – spiegano le attiviste di “Non una di meno” – ci riguarda direttamente perché esprime in modo più che evidente il tentativo di legittimare la violenza maschile contro le donne e, contestualmente, di affermare la famiglia patriarcale e la repressione delle persone lgbtqia+ come pilastri dell’ordine sociale. La Turchia era stata il primo paese firmatario della Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne e la violenza domestica, adottata nel 2011 proprio a Istanbul. Dalla sua entrata in vigore il 1° agosto 2014, la Convenzione costituisce il primo strumento internazionale giuridicamente vincolante per gli Stati che l’hanno ratificata – tra cui l’Italia – e, proprio perché definisce un quadro normativo completo e cogente, è diventato un documento scomodo e di intralcio ai piani di ristrutturazione dell’inasprito assetto patriarcale».
In Italia, sostengono le attiviste, «la Convenzione è formalmente stata ratificata ma solo parzialmente attuata e per moltissimi aspetti disattesa. Qui la violenza patriarcale si sta diffondendo in misura crescente come pratica di legittimazione e garanzia dell’ordine sociale, e i partiti conservatori richiamano continuamente le donne al loro ruolo tradizionale di madri in famiglia e in società e, allo stesso tempo, attaccano i diritti recentemente conquistati dalla persone lgbtqia+, ostacolando l’acquisizione di nuovi diritti». —
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