Gazzetta di Reggio

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Il meteo 

La canicola concede una tregua poi il termometro salirà ancora

Luciano Salsi

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Dobbiamo ringraziare il forte vento dei giorni scorsi se nella rovente pianura reggiana la prima seria offensiva dell'estate non è arrivata alle punte estreme toccate nelle zone interne dell'Italia meridionale e nel semiboreale Nordovest dell'America.

Ai quasi ordinari 42 gradi della Sicilia e agli inconcepibili 49 del Canada ha corrisposto ieri nella nostra città una temperatura massima di 31 gradi, che non è affatto eccezionale per la fine di giugno nell'era del riscaldamento globale. Dalla metà del mese l'aumento dei valori termici sembrava implacabile. La centralina collocata da Reggio Emilia Meteo al liceo Aldo Moro aveva registrato 34,7 gradi sia il giorno 21 sia martedì 29. Le correnti d'aria, però, mitigavano l'afa e ieri si sono intensificate al punto da contenere i possibili eccessi togliendo più di tre gradi alla temperatura massima. Anche la minima s'è abbassata, da 21 a 18 gradi, conciliando il sonno nella notte appena trascorsa.

Permane l'assenza delle precipitazioni. Nell'intero mese sono stati misurati appena 14,2 millimetri di pioggia nei giorni 7 e 8. Per domani sono previsti scrosci temporaleschi pomeridiani, ma solamente sull'alto Appennino. La canicola dovrebbe concedere una tregua fino a martedì, lasciando poi il posto ad una nuova crescita dei valori termici fino a 33-34 gradi.

Nel 2020 la stagione estiva era stata meno torrida ed eccezionalmente piovosa. In giugno la temperatura media era stata di 22,8 gradi, due in meno rispetto a quest'anno, ed erano caduti 79 millimetri di pioggia. In luglio, poi, se ne erano misurati addirittura 127,3 millimetri, tre o quattro volte più della media degli ultimi decenni, e in agosto 86,4. Il 2021, invece, si sta caratterizzando per una persistente siccità estiva, dopo una primavera non avara di precipitazioni e relativamente fresca fino alla metà di giugno. Ma sarebbe sbagliato ricavare dalle condizioni atmosferiche di uno o due anni una conferma del cambiamento del clima, che si può evidenziare soltanto nell'arco di almeno un ventennio.

È dal confronto con le rilevazioni compiute nel secolo scorso che gli scienziati constatano un progressivo riscaldamento, tanto più accentuato quanto più si sale di latitudine. Ciò spiegherebbe l'inusitata odierna calura del Canada, mentre nelle regioni equatoriali e tropicali la variazione è più contenuta.

Nella nostra provincia non mancano i segnali della mutazione in atto. D'inverno la neve si fa desiderare e la nebbia è sempre più rara. I cipressi, gli ulivi e le palme vegetano tranquillamente anche in pianura, dove un tempo erano falcidiati dal gelo.

Mentre l'estate è solitamente dominata dall'anticiclone africano e dai venti del Sahara. —



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