Droga e prostituzione Prime cinque condanne ma con lo “sconto”
Emessi sino a 4 anni di cella fra abbreviati e patteggiamenti Il gup rinvia a giudizio tre figure-chiave dell’organizzazione
castelnovo monti. Un anno fa l’inchiesta-shock dei carabinieri del Nucleo operativo di Castelnovo Monti – coordinati dalla pm Giulia Stignani – che scopriva un sodalizio criminale di matrice albanese, con appoggi da parte di persone rumene e italiane, dedito allo sfruttamento della prostituzione di donne albanesi, almeno una decina che si vendeva nel Reggiano, in prevalenza lungo la via Emilia, con attività anche nel traffico di cocaina.
Ieri, davanti al gup Andrea Rat, il primo passaggio-chiave sul piano giudiziario con un’affollata udienza preliminare: dodici imputati, l’accusa rappresentata dal pm Marco Marano, un plotone di avvocati difensori. Cinque posizioni sono state definite con riti alternativi, le altre sette rimandate al dibattimento (partirà il 14 ottobre) con rito ordinario davanti al collegio giudicante. In tre hanno optato per il rito abbreviato, con sconto di penda di un terzo. Condannato a 4 anni di reclusione il 62enne Ludovico Ratta (d’origine calabrese, ma residente a Reggio Emilia), difeso dal legale Piero Fornaciari. Il giudice ha escluso per il 62enne l’accusa più grave (l’associazione a delinquere), mentre ritiene provato il ruolo di quest’uomo che si preoccupava di accompagnare le prostitute sul posto di lavoro dietro compenso in denaro o spesso anche di prestazioni sessuali. Reato associativo che non è stato riconosciuto in sentenza nemmeno al 27enne Haxhi Mulaj, tutelato dall’avvocato Federico De Belvis. Spaccio e favoreggiamento della prostituzione le accuse rimaste in piedi, da qui la condanna a tre anni e dieci mesi di carcere (la misura cautelare risulta alleggerita: ora il 27enne ha l’obbligo di firma). Per il gup Rat è invece invischiato nell’associazione a delinquere (con l’obiettivo di sfruttare la prostituzione) il 33enne Erjon Hysen e ha rischiato una pesante condanna (8 anni la richiesta della Procura), poi non avallata dal magistrato giudicante (tre anni e mezzo di reclusione il verdetto) che non ha comunque tenuto in considerazione l’arringa assolutoria del difensore Francesco Maria Egidi. Due i patteggiamenti: un anno e dieci mesi di reclusione (pena sospesa) per un’italiana 40enne, un anno (pena sospesa) per un kosovaro 36enne. Rinviate a giudizio le figure di punta di questa inchiesta, cioè la donna ritenuta al vertice dell’organizzazione illecita (la 36enne Liljana Shoshari), ma anche quella che viene considerata una collaboratrice del capo (la 39enne Ionica Paun , difesa dal legale Giovanni Tarquini) e il 28enne Emiljano Osmani (avrebbe avuto il compito di controllare le “lucciole” al lavoro). Gli ultimi quattro rinviati a giudizio sono latitanti. —
T.S.
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