Gazzetta di Reggio

Reggio

«La portarono in Pakistan a conoscere lo sposo Lei tentò di suicidarsi»

Alessandro Cagossi

IL FIDANZATO RACCONTA A “CHI L’HA VISTO?” LA sTORIA D’AMORE CON SAMAN 

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NOVELLARA. Emergono nuovi dettagli sugli ultimi mesi di Saman Abbas. A svelarli è stato il fidanzato Shakib, che mercoledì sera ha rilasciato un’intervista a Paolo Andriolo, inviato di “Chi l’ha visto?” (Rai 3), mostrandosi per la prima volta a volto scoperto. Dal resoconto del ragazzo emerge che Saman ha tentato di suicidarsi per non sottostare al matrimonio forzato che la sua famiglia voleva imporle con un cugino. Tra i due era nata una storia d’amore che, allo stesso tempo, era diventata anche una lotta per la conquista della libertà, ostacolata in tutti i modi da una lunga serie di soprusi, intimidazioni e minacce messe in atto dalla famiglia di Saman. Fino al gesto estremo, l’uccisione della 18enne, anche se Shakib spera ancora che «Saman possa essere viva, sequestrata o segregata ma viva».

«Voglio verità e giustizia – dice Shakib –. So che il clan Abbas potrebbe farmi del male, ma non mi interessa. Ho solo paura per la mia famiglia in Pakistan». «Questo è il regalo di Saman – dice indicando l’anello di fidanzamento al dito –. Ci siamo conosciuti ad agosto 2020 sul social TikTok. Da quando ho avuto il suo numero di cellulare, abbiamo cominciato a scambiarci messaggi su Whatsapp. Del resto, lei era sempre chiusa nella sua camera da letto, dentro la casa dove abitavano i genitori, per cui solo attraverso lo smartphone poteva comunicare col mondo esterno». «Mi disse – prosegue Shakib – che a gennaio 2020 era andata in Pakistan coi suoi genitori per conoscere lo sposo che era stato deciso dalla sua famiglia. Ma lei voleva rimanere in Italia e non voleva sposarsi con uno sconosciuto, quindi a marzo 2020 ha tentato il suicidio ingoiando una quindicina di pastiglie. Mi disse che vomitò tanto sangue e che ci fu l’intervento del personale medico, che in codice rosso la fece ricoverare in ospedale. A giugno, poi, Saman fuggì in Belgio. Il padre ne denunciò la scomparsa e diede ai carabinieri di Novellara la foto in cui lei veste col velo nero, quella che spesso si vede sui giornali». Saman continua ad opporsi a quelle nozze combinate e nell’autunno 2020 chiede aiuto ai servizi sociali di Novellara, che a dicembre la trasferiscono in una comunità protetta di Bologna. Shakib e Saman continuano a sentirsi. «Il 15 e 16 gennaio 2021 ci siamo visti per la prima volta a Bologna». Saman fa una videochiamata a sua madre, le fa vedere Shakib, dice che vogliono stare insieme. Ma sua madre la tradisce: avvisa subito i familiari, che si mettono sulle tracce di Shakib. Emerge quindi il profilo di un clan potente, ben organizzato, con disponibilità finanziarie, che sa come muoversi per ottenere quello che vuole. «Poco tempo dopo – prosegue Shakib – il 27 gennaio Shabbar Abbas, il padre di Saman, vola in Pakistan per orchestrare un primo avvertimento alla mia famiglia. I componenti del suo clan sono entrati in casa e hanno fatto dei video in tutte le stanze coi telefoni. Poi hanno intimato a mio fratello di dirmi che sapevano dove abitavo in Italia, e che se non avessi lasciato la figlia avrebbero ucciso tutti. Il 9 febbraio 2021, a seguito di queste minacce, ho fatto una denuncia alla procura».

La storia d’amore tra Saman e Shakib, nonostante tutto, va avanti. Si vedono ancora, a Bologna. L’11 aprile lei scappa dalla comunità e va a trovarlo a Roma. I due si vogliono sposare, e a Roma fanno i preparativi. Entrambi comprano l’abito per il matrimonio e alcuni regali. Ma c’è un problema. Saman non ha i documenti e quindi non si può sposare. Ha passato gli ultimi sei mesi in una comunità, ma nessuno l’ha aiutata a rifare i suoi documenti. Decide quindi di fare tutto da sola. Il 20 aprile torna improvvisamente a casa, dai suoi genitori a Novellara, per prendersi i suoi documenti, ma non deve far capire che è ancora fidanzata con Shakib. Lascia il suo cellulare a lui e racconta ai genitori che non stanno più insieme, anche se non è vero. Per tenere i contatti con lui, Saman usa il cellulare della madre. «Comunicavamo – dice Shakib – usando un profilo di Instagram dove io mi ero finto di essere una donna». I due innamorati, quindi, continuano a sentirsi, in clandestinità. «Il 26 aprile – altro episodio inedito raccontato dal fidanzato – a casa degli Abbas arrivano una zia e suo marito. Insultano Saman, le dicono parolacce». Il pericolo si fa sempre più concreto e imminente. Saman ormai è guardata a vista, giorno e notte, da tutta la famiglia, per impedirle di fuggire. La tragedia si consuma la notte tra il 30 aprile e il 1 maggio, secondo gli inquirenti. La ragazza invia a Shakib una foto dove sono visibili segni di percosse al volto. Riferisce sia stato suo cugino Irfan Amjad (anche se lui nega), che tutt’ora vive a Novellara e lavora per l’azienda agricola “Le Valli”. Poi il litigio coi genitori. Saman vuole i suoi documenti. Vuole andarsene. Alle 23.22 del 30 aprile l’ultimo messaggio a Shakib. Dice al suo ragazzo di avere paura, che se non la sente per uno o due giorni deve chiamare le forze dell’ordine. Quella stessa notte, alle 00.09 del 1° maggio, c’è quell’ultimo video che la ritrae a piedi accanto ai genitori, condotta nella campagna. L’ultimo momento in vita della ragazza, sono convinti carabinieri e procura, prima di essere consegnata nelle mani dello zio e dei cugini, ritenuti gli esecutori materiali del delitto.

Shakib il 4 maggio contatta i carabinieri della cittadina in cui vive. Ma ormai è troppo tardi. Di Saman non c’è più traccia. —

Alessandro Cagossi

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