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Saman e il fratello: è giallo sui documenti

Tiziano Soresina

Sembrano spariti come il corpo della diciottenne. Oggi il cugino indagato sarà interrogato in carcere dalla pm Galli

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Tiziano Soresina

novellara. L’inchiesta sempre più spinosa e struggente sul caso Saman toccherà oggi nel primo pomeriggio – in carcere alla Pulce – una fase non indifferente, forse cruciale.

Perché ha chiesto di essere interrogato dalla pm Laura Galli – in fase di indagini – il 28enne Ikram Ijaz che, al momento, è l’unico dei cinque indagati ad essere stato arrestato. Gli inquirenti sono convinti che abbia partecipato (al culmine di un terribile mix di cieco estremismo, arretratezza e crudele complotto familiare) all’omicidio della cugina, il cui corpo continua a non essere trovato nei terreni dell’azienda agricola novellarese dei Bartoli. Al giovane bracciante pakistano vengono contestati sequestro di persona, omicidio premeditato ed occultamento di cadavere. Accuse pesantissime, a cui lui ha risposto l’11 giugno scorso – una volta estradato dalla Francia dove era fuggito – solamente con dichiarazione spontanee: «Io non ho nulla a che fare con la sparizione di mia cugina». L’incastra il fratello 16enne di Saman (dal 10 maggio in una località protetta, non sempre la stessa, perché sta rischiando parecchio) che tira in ballo anche i genitori, lo zio Danish Hasnain e i due cugini (l’altro è Nomanulhaq Nomanulhaq) in quello assurto alle cronache nazionali come un delitto efferato, assurdamente legato alla ragazza ribellatasi a un matrimonio combinato in Pakistan. Assistito dai difensori Noris Bucchi e Luigi Scarcella, l’indagato intende oggi fare un’analisi più approfondita di quella che è la sua posizione e di quello che sa di questa orrenda vicenda. Quattro pakistani nel mirino non si trovano, il corpo di Saman sembra svanito nel nulla e nemmeno si sa che fine abbiano fatto i documenti di fratello e sorella. Saman voleva sposarsi con il 21enne amato e per farlo aveva bisogno di due documenti-chiave, cioè il passaporto e il permesso di soggiorno per motivi familiari (a cui avrebbe aggiunto il nulla-osta di stato libero da richiedere al Consolato pakistano in Italia). Per la Procura sia il passaporto che il permesso di soggiorno li teneva nascosti il padre. Lei ne aveva chiesto un duplicato, rivolgendosi ad un legale nel periodo trascorso nella comunità bolognese (da ottobre ad aprile), scontrandosi con tempi lunghi (di mezzo il Consolato e la questura). Da qui la probabile decisione di accelerare il tutto tornando a casa, una volta maggiorenne, per avere i documenti dai genitori. Un errore fatale. Sarebbero spariti anche i documenti del fratello che, fuggito con lo zio, per espatriare in Francia aveva bisogno anche di un consenso scritto dei genitori. Carenze emerse al controllo della polizia ad Imperia, con tanto di blocco del 16enne. Lo zio invece riuscirà a sparire, ha lui i documenti del nipote? —

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