«Servono politiche contro la violenza»
Ieri in piazza Prampolini la protesta di Non una di meno «Manifestiamo insieme alle donne di tutto il mondo»
REGGIO EMILIA. Corpi di donne stese a terra, come tramortite, che poi però si sono alzate in piedi di scatto urlando tutte le stesse parole di protesta. È andata in scena ieri sera, in piazza Prampolini, la manifestazione organizzata da “Non una di meno”, a cui ha partecipato anche l’associazione Non da sola-Centro antiviolenza, nella giornata che è stata dedicata alla lotta transfemminista con iniziative di solidarietà invocate dalla rete East (Essential Autonomous Struggles Transnational) per difendere i diritti delle donne e delle soggettività Lgbtqia+ in tutto il mondo.
Anche a Reggio le vittime di violenza sono state ricordate e commemorate: in piazza erano presenti matrioske contenenti i nomi delle donne uccise dalla violenza di uomini che il più delle volte conoscevano o con cui addirittura condividevano progetti e famiglia. La giornata del 1° luglio non è stata scelta casualmente: proprio ieri, infatti, la Turchia è uscita ufficialmente dalla Convenzione di Instanbul, adottata nel 2011 e che prevede la protezione delle vittime, il procedimento contro i colpevoli, la prevenzione e le politiche integrate per rimuovere le disuguaglianze di genere in società. «L’attacco patriarcale e la violenza contro le donne e le soggettività “non conformi” continuano a intensificarsi – il grido delle attiviste presenti ieri in piazza a Reggio – e l’uscita della Turchia dalla Convenzione di Istanbul ci chiama in causa direttamente». In Italia, hanno sottolineato prendendo la parola una alla volta, tra poesie, musica e proiezione di immagini, «si fa la drammatica conta dei femminicidi (48 dall’inizio dell’anno) e dei prezzi pagati soprattutto dalle donne nella lunga fase pandemica non ancora chiusa. Non solo il “Piano nazionale antiviolenza” è scaduto ormai da mesi ma il contrasto alla violenza maschile e di genere e il sostegno ai Centri antiviolenza risultano del tutto inadeguati a rispondere ai bisogni. Il testo del “Piano nazionale di ripresa e resilienza” è ben lontano dall’affrontare la violenza come un problema strutturale, così come era stato chiesto dal movimento transfemminista e dalla rete dei centri antiviolenza. Si ragiona infatti su come arginare il problema del profitto perso a causa della bassa presenza delle donne nel mercato del lavoro e i fondi stanziati per le donne sono pochissimi, passano principalmente dalle imprese e in minima parte dal welfare».
Il coro L’amata rossa ha cantato canti femministi, mentre le persone che passavano dalla piazza venivano attirate da quella «forza trasformatrice riversata ogni giorno nella lotta senza quartiere contro la violenza strutturale e sistemica che incombe sulle nostre esistenze», usando le parole delle attiviste. «Manifestiamo accanto a coloro che lottano in Turchia contro la violenza maschile e di Stato, contro l’autoritarismo e per la libertà sessuale – hanno gridato – Insieme a chi, in Italia e in ogni parte del mondo, non accetta più di abbassare la testa e restare in silenzio di fronte alla violenza patriarcale, al razzismo e allo sfruttamento». —
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