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Il giallo di Novellara, l’abbandono scolastico di Saman non è mai stato segnalato

Alessandro Cagossi
Il giallo di Novellara, l’abbandono scolastico di Saman non è mai stato segnalato

Nel 2016 a Saman, finite le medie, fu impedito di proseguire gli studi, peraltro obbligatori. Nel 2020 altri due evidenti segnali d’allarme: il tentato suicidio e la fuga in Belgio

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NOVELLARA. Il primo contatto in assoluto tra Saman Abbas e i servizi sociali avviene il 9 novembre 2020, quando la ragazza, poco prima di diventare maggiorenne, si rivolge agli sportelli dei “Millefiori” per denunciare il tentativo dei genitori di imporle il matrimonio combinato con un cugino in Pakistan. Otterrà un incontro il giorno successivo da cui partirà il suo programma di protezione.

Ma sono almeno tre i segnali d’allarme che emergono dal precedente vissuto di Saman. A cominciare dall’abbandono scolastico dopo la licenza media, nonostante l’obbligo che le avrebbe imposto altri due anni di frequenza alle superiori. Su questo aspetto, emerge che la scuola non aveva segnalato l’abbandono ai servizi sociali. Secondo: un tentativo di suicidio. Terzo: la fuga in Belgio.

Ha 13 anni Saman quando arriva in Italia nel 2015 per ricongiungersi con la sua famiglia. Frequenta l’ultimo anno delle scuole medie “Orsi”. Si dimostra una studentessa brillante e si inserisce bene nel contesto scolastico, tanto da ottenere l’ammissione all’esame, che supera. Nel 2016 Saman esprime il desiderio di proseguire la scuola dopo la terza media, peraltro per adempiere, perlomeno, ai due ulteriori anni di istruzione obbligatoria.

La famiglia non ha piacere che lei studi fuori da Novellara, ma non si iscrive neanche all’istituto professionale Carrara, che ha una sede di fianco alle medie novellaresi. In definitiva, abbandona la scuola, ma nessuno segnala nulla ai servizi sociali per la tutela dei minori, all’epoca ancora gestiti dall’Unione Bassa reggiana, prima della creazione dell’Azienda speciale Bassa reggiana (Asbr) nel 2017.

Emerge anche un tentativo di suicidio compiuto da Saman nel marzo 2020, a seguito di un viaggio in Pakistan avvenuto qualche mese prima coi suoi genitori dove aveva conosciuto lo sposo – un cugino 28enne – deciso dalla sua famiglia. Lo rivela il fidanzato di Saman, il 21enne Saqib, che abita in Lazio, durante l’intervista andata in onda mercoledì sera a “Chi l’ha visto?” di Rai3. «Si tratta – ha detto Saqib – di un episodio avvenuto prima che ci conoscessimo.

Saman voleva rimanere in Italia e non voleva sposarsi con uno sconosciuto, quindi a marzo 2020 ha tentato il suicidio, ingoiando una quindicina di pastiglie». Dal resoconto del fidanzato, risulta che Saman vomitò tanto sangue e che la famiglia allertò la centrale operativa del 118. In via Colombo arrivarono ambulanza e automedica, che in codice di massima gravità la portarono in ospedale.

Nel giugno 2020, qualche mese dopo il tentato suicidio, Saman fugge in Belgio. Il padre ne denuncia la scomparsa, fornendo ai carabinieri novellaresi la foto in cui lei veste il velo. I genitori, poi, la trovano e la costringono a tornare a Novellara, «minacciandola di morte» secondo il fidanzato. Vogliono che lei sposi il cugino, come programmato. Comprano un biglietto aereo per dicembre, il giorno prima che lei diventi maggiorenne. Anche in questo caso, nonostante la scomparsa, non avviene l’attivazione dei servizi sociali.

Ancora 17enne, il 9 novembre 2020 Saman si presenta agli sportelli del “Millefiori” e dichiara di essere vittima di un piano familiare che la vuole obbligare ad accettare un matrimonio combinato. Viene posta sotto protezione in una comunità tenuta segreta e denuncia i genitori per induzione al matrimonio combinato. Si viene a sapere che i servizi sociali hanno mantenuto contatti quotidiani con Saman, finché era in comunità.

Emergono nuovi dettagli sull’allontanamento volontario (11 aprile 2021) di Saman, ormai maggiorenne, dalla comunità in cui era ospitata. Un abbandono senza preavviso e senza il consenso di comunità e servizi sociali. Saman è stata ripetutamente cercata dagli operatori della comunità al suo numero di telefono e a quello del fidanzato – di cui i servizi sociali erano a conoscenza – ma senza avere risposta.

Nessuno sa dove sia Saman. Perché aveva un cellulare, nonostante i pericoli che questo comportava per la sua incolumità? Lo aveva perché ne aveva facoltà, in quanto maggiorenne, nonostante i servizi sociali le avessero evidenziato i rischi derivanti dal suo uso. Gli stessi servizi che avrebbero informato, nel dettaglio e approfonditamente, la ragazza sui rischi connessi al un suo rientro in famiglia. Ma la ragazza, il 21 aprile, decide di tornare a Novellara. Una scelta che, stando agli inquirenti, pagherà con la vita, vittima di un complotto familiare. Un epilogo atroce che si sarebbe compiuto la notte del 30 aprile, dopo giorni di litigi, percosse e ingiurie, in cui Saman era costretta a rimanere chiusa in casa, controllata a vista, giorno e notte, dai parenti.

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