Poliziotti a processo Richieste le condanne
Udienza fiume per gli agenti accusati di falso e depistaggio I pm chiedono due anni e due mesi per l’assistente capo
Leonardo Grilli
reggio emilia. Un’udienza fiume durata diverse ore, tanto che alla fine l’ultimo appuntamento del processo e la probabile sentenza sono stati rinviati fra un paio di settimane. Si è svolta ieri mattina, in tribunale a Reggio Emilia, l’udienza preliminare della delicata vicenda che dall’autunno scorso coinvolge tre poliziotti delle Volanti della questura reggiana.
Un sovrintendente capo, un assistente capo e una poliziotta, accusati a vario titolo di falso e depistaggio. A tenere banco la discussione dei pubblici ministeri (cioè i pm Iacopo Berardi e Marco Marano) che hanno parlato per circa un’ora a testa, consegnando poi al Gup Luca Ramponi le loro richieste di condanna: un anno e quattro mesi per la donna, difesa dall’avvocato Ernesto D’Andrea, e due anni e due mesi per l’assistente, difeso dal legale Matteo Marchesini.
Entrambi saranno giudicati con rito abbreviato e, quindi, con uno sconto di pena di un terzo. Questione diversa invece per il sovrintendente, che intende patteggiare: la pena concordata fra il suo avvocato, Alessandro Conti, e i due pm sarà valutata dal giudice quando verrà emessa la sentenza. La posizione più delicata, al momento, risulta quella dell’assistente capo che in aula ha voluto rilasciare alcune dichiarazioni spontanee ascoltate dal Gup.
Il poliziotto si è dichiarato estraneo a tutte le accuse spiegando che, se ha commesso degli errori, non lo ha fatto con l’intenzione di compiere dei reati. A pesare è soprattutto l’accusa di depistaggio, che Marchesini definisce «a nostro avviso del tutto insussistente».
Ma a che episodio si riferisce il processo? A far partire le indagini era stato l’invio alla Procura di una segnalazione sull’operato dei tre poliziotti in merito all’arresto per rapina di due gambiani: Njie Essa (30 anni) e Doudou Momodou Taal (21enne), entrambi già in carcere per altri reati. Proprio i verbali su due rapine – del 17 e del 22 aprile del 2020 – sono considerati dall’accusa non attendibili, almeno in parte.
Diversi i falsi (una decina) contestati dai due magistrati Marano e Berardi: tra questi i riconoscimenti di due vittime in questura (che sarebbero avvenuti invece a casa delle stesse) o il fatto che una giacca sospetta fosse stata ritrovata addosso all’indagato (mentre era stata recuperata alle ex Reggiane). Il 21enne Taal si è poi costituito parte civile tramite l’avvocatessa Jenny Loforese e solo nei confronti dell’assistente capo, a cui intendere chiedere i danni.
Il giovane gambiano contesta proprio la vicenda della giacca, sostenendo che non è sua. In un’udienza precedente era presente anche Nije, che si chiama in realtà Arthur Dimex e proprio le sue erano le generalità che non coincidevano rispetto a quelle trascritte a verbale. Nel frattempo, in attesa della sentenza, il sovrintendente si è dimesso dopo quasi trent’anni di servizio in polizia, l’assistente capo è ancora sospeso mentre la poliziotta è stata reintegrata a marzo. —
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