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IL DIBATTITO 

Il Comune studia strumenti alternativi alle ex circoscrizioni

Il Comune studia strumenti alternativi alle ex circoscrizioni

L’assessore De Franco illustra il percorso partecipativo che all’inizio del 2022 porterà alle consulte territoriali

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REGGIO EMILIA. C’erano una volta le Circoscrizioni, luogo istituzionale elettivo più prossimo al territorio, momento di discussione nei quartieri e nelle ville storiche, camera di compensazione della dialettica politica che poi approdava in consiglio comunale.

C’erano e non ci sono più, ma qualcuno (più d’uno, per la verità) le rivorrebbe qui a Reggio Emilia, anche se a eliminarle dall’ordinamento istituzionale non è stato un regolamento cittadino, bensì una legge nazionale.

A fronte di un’inedita alleanza trasversale che punta al ritorno ai “bei tempi andati”, c’è il lavoro della Giunta comunale di Reggio Emilia che – così come già fece nella passata consigliatura l’allora assessora Valeria Montanari, con i “Qua” e i “Laboratori di quartiere” – prova a immaginare strumenti alternativi alle circoscrizioni, ma che ne recuperino lo spirito, se non proprio il funzionamento... tal quale.

In particolare, nella recente seduta della quinta commissione consiliare “Statuto, Regolamenti e Istituti di Partecipazione popolare”, l’assessore delegato alla Partecipazione e ai Quartieri, Lanfranco De Franco, ha illustrato le tappe di un percorso di confronto e condivisione sul tema delle consulte territoriali, che porterà all’inizio del 2022 ad avere dei luoghi di partecipazione decentrata attivi nei quartieri della nostra città.

«Siamo soddisfatti di quanto sentito in commissione, perché c’è già in campo un percorso operativo concreto, che permetterà alla città di arrivare in tempi ragionevoli ad avere nuovi organismi di partecipazione territoriale – hanno dichiarato i capigruppo di maggioranza Gianluca Cantergiani (Partito democratico), Paolo Burani (ImmaginaRE), Giacomo Benassi (+Europa) e Palmina Perri (Reggio è), che sostengono la giunta di Luca Vecchi –. Prima nel programma elettorale e poi nelle linee di mandato approvate dal consiglio comunale di Reggio Emilia, abbiamo preso l’impegno a istituire questi organismi decentrati, composti da persone che rappresentino i cittadini dei quartieri e le realtà associative che, a vario titolo, sono attive sul territorio e conoscono pregi e problemi, eccellenze e cose da fare. Siamo convinti dell’assoluta necessità di andare in quella direzione per ricostruire luoghi di discussione che possano fare da tramite tra Comune, quartieri e frazioni per condividere criticità, proposte, richieste e soluzioni con l’amministrazione comunale».

«Non servono costosi referendum comunali per “convincere” la maggioranza e la Giunta a realizzare quello che ha già deciso di fare da tempo, che è contenuto in programmi che i cittadini reggiani hanno premiato con la maggioranza del consenso elettorale nel 2019 e che in questi giorni è stato “messo a terra” in maniera puntuale dall’assessore Lanfranco De Franco – proseguono i quattro capigruppo di maggioranza in Sala Tricolore –. Ora sarà necessario sciogliere i nodi chiave di questi organismi. In primis ci sono i temi delle competenze e delle modalità di selezione dei membri componenti in rappresentanza dei quartieri. Tutto ciò ragionando in ottica complementare con il progetto “Qua - Quartiere Bene Comune” e lo strumento del Regolamento dei Laboratori di cittadinanza, che vogliamo assolutamente portare avanti e rafforzare come esperienza di partecipazione e collaborazione che in questi anni ha permesso di coinvolgere migliaia di cittadini reggiani in progetti concreti per il benessere dei cittadini stessi e dei quartieri in cui vivono, confermando la portata innovativa a livello europeo del progetto, portato avanti con successo dal Comune di Reggio Emilia». —

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