«Io non mollo e con me tutti i povigliesi»
La sindaca Cristina Ferraroni prosegue la battaglia «Sempre dalla parte dei cittadini, soprattutto dei più fragili»
POVIGLIO. Nell’immaginario collettivo la sindaca Cristina Ferraroni appare come Don Chisciotte che, armata di scudo e spada, si lancia contro i mulino a vento.
Ma, rispetto a Don Chisciotte, la sindaca di Poviglio si è ritrovata al fianco un esercito che ha firmato in massa una petizione per non chiudere la casa di riposo “Le Radici”.
Sindaca, in poche ore sono state raccolte quasi ottocento firme, cosa significa?
«È stata una mobilitazione spontanea, che dimostra il senso di comunità dei povigliesi su un tema molto sentito, perché riguarda i nostri genitori, i nonni, le persone fragili.
Una sottoscrizione popolare che sarà portata sul tavolo del presidente della Provincia, della Regione e dell’Ausl.
«Da tempo chiediamo un tavolo di confronto per trovare, tutti assieme, una soluzione. Non può essere solo la comunità di Poviglio a farsi carico di questa carenza di personale dell’Asp Unionale».
Come mai si è arrivati a tanto?
«Occorreva programmare per tempo, perché le ferie sono un aspetto che si può prevedere e organizzare con debito anticipo, non è un’emergenza».
La cosa strana è che stiamo parlando di un servizio agli anziani che vede uniti otto Comuni, ma in questo caso Poviglio è stato lasciato solo.
«Forse perché pensavano che la sindaca Cristina Ferraroni accettasse le decisioni prese senza eccepire, ma io mi sono opposta con fermezza, perché viene intaccata una parte fragile della nostra comunità. Oltretutto non può essere il Comune di Poviglio a risolvere questa impasse, è l’Asp a fornire al Comune il servizio e deve essere Asp a trovare la soluzione più idonea».
C’è la preoccupazione tra i cittadini che non sia una scelta solo per tre mesi ma il primo passo per la chiusura definitiva della struttura.
«S’, questa è un’ipotesi formulata da tanti ma non accettabile, così come non ha senso l’idea di trasferire otto anziani a Luzzara e offrire ai familiari un pulmino per le visite, perché significa un notevole disagio per tutti».
Lei ha fatto un appello?
«La soluzione è trovare due infermieri che non serviranno solo a Poviglio ma alla gestione del turnover feriale di tutte le strutture. In questa logica, ho chiesto la collaborazione di chi ci può aiutare, anche personale che è in pensione».
Si rimarca che possa essere semplicemente una questione economica.
«Non spetta a me ottimizzare i costi ma, per quanto riguarda nello specifico questa ricerca dei due infermieri, gli stessi familiari si erano detti disposti ad aiutare a sostenere eventuali costi aggiuntivi, qualora ci fossero stati problemi di assunzione diretta».
Ma anche la politica è sorda?
«È muta. Non parlo delle nostre vicende interne, ormai a conoscenza di tutti i cittadini, ma a livello provinciale o regionale non c’è stato un pronunciamento, o un cenno da nessuno. Ripeto: non può essere un fardello che si deve accollare il Comune di Poviglio, perché stiamo parlando dell’Unione di otto Comuni, che hanno dato vita a una Asp».
A volte ci si dimentica che Asp significa Azienda Servizi alla Persona.
Facendo un po’ di dietrologia, è possibile che la posizione della sindaca Cristina Ferraroni sia scomoda?
Lo si deduce anche dal fatto che domani ci sarà un altro confronto tra Asp e familiari ma l’amministrazione comunale è stata pregata di non essere presente.
«Non so se sono ingombrante o meno, di sicuro forse qualcuno si aspettava una mia posizione diversa ma una sindaca deve stare sempre dalla parte dei cittadini, soprattutto dei più fragili».
La scadenza fissata per la chiusura della struttura è alle porte.
«Per questo motivo non c’è tempo da perdere – conclude Cristina Ferraroni – ma una cosa è certa: io non mollo e con me, ne sono certa, tutti i cittadini povigliesi». —
W.M.
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