Maxi rissa, in tribunale riappacificazione e scuse fra i quattro contendenti
Ora hanno l’obbligo di firma il carrozziere e il figlio ma anche i due clienti Il processo a metà luglio per quelle botte da orbi
rubiera. Si sono resi conto delle violente follie commesse all’interno della carrozzeria “Car” di via Torino e i quattro arrestati nonché protagonisti della maxi rissa di giovedì sera si sono presentati davanti al giudice Sarah Iusto con un atteggiamento ben diverso.
Tramite quelle che tecnicamente vengono definite “dichiarazioni spontanee”, si è – in pratica – assistito ad una generale riappacificazione fra i quattro, scusandosi con il magistrato giudicante e soprattutto con i carabinieri intervenuti, costretti a sparare un colpo in aria per bloccare le botte da orbi ed il clima tesissimo da pestaggio. I quattro indagati ritengono che si sia trattato di un fatto isolato e si sarebbero pentiti per essersi fatti prendere la mano nella discussione per il pagamento della riparazione di un’auto. La Procura ha chiesto gli arresti domiciliari per tutti i rissosi, mentre i difensori si sono opposti chiedendo una misura cautelare più soft. Al termine il giudice Iusto ha optato per l’obbligo di dimora che riguarda Alì Ihsan Kesmez (turco di 51 anni, titolare della carrozzeria, vive a San Martino in Rio), il figlio Emin Kesmez (26enne, pure lui residente a San Martino in Rio), i due clienti Edmont Dedaj (rubierese di 46 anni) e Raffaele Uccello (57enne di Modena). Padre e figlio sono tutelati dall’avvocato reggiano Simone Pellati, i due clienti dai legali modenesi Christian Frisella e Domenico Ippolito. Si tornerà in aula, per il processo, a metà luglio.
Come ricostruito dai militari, mentre ascoltavano la versione del carrozziere, in officina era arrivato un furgone da dove scendevano Uccello e Dedaj che, su di giri, iniziavano a raccontare di aver avuto una discussione, poco prima, con il carrozziere e il figlio per i costi della riparazione. Improvvisamente i toni si alzavano: un parapiglia generale. Siccome la situazione rischiava di sfuggire di mano e già uno dei contendenti, per un brutto colpo ricevuto in testa, sanguinava copiosamente, uno dei militari decideva che era arrivato il momento di usare le maniere forti: dopo essersi assicurato dell’assenza di persone e intimato per l’ennesima volta ai quattro di fermarsi, sparava un colpo in aria con la pistola d’ordinanza. In quell’istante ogni violenza cessava. —
T.S.
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