Due ditte reggiane nel maxi cantiere del Grand Hotel di San Pellegrino
La Restauratori Associati e l’albinetana R.T. restauro tessile chiamate a contribuire al grande intervento di recupero
Miriam Figliuolo
SCANDIANO. Le luci del grande lampadario in ottone finemente lavorato sono tornate a splendere dal soffitto e tra le colonne e i marmi dell’ingresso del Grand Hotel di San Pellegrino Terme, in provincia di Bergamo, monumento liberty nazionale.
«Il più bello d’Europa», lo aveva definiti la regina Margherita di Savoia nel lontano 1904 al momento della sua inaugurazione. Una meraviglia architettonica e impiantistica caduta in abbandono dalla seconda metà degli anni ’70 e che ora, grazie a finanziamenti statali milionari, sta tornando all’antico fulgore.
In questo processo di riqualificazione c’è anche molto di reggiano. È, infatti, grazie alla perizia e alle capacità di un gruppo di esperti restauratori, di due ditte reggiane, che sono stati rimessi a nuovo punti luci e impianto elettrico da un lato e la tappezzeria di due delle principali stanze al piano rialzato. Si tratta della “Restauratori Associati” di Bosco Scandiano e della “R.T. restauro tessile” di Albinea.
la “firma” reggiana
L’azienda scandianese, una realtà che opera dal 2000, si è occupata del restauro di tutti i lampadari e applique (punti luce a muro) in stile art nouveau presenti all’interno del Grand Hotel.
L’albinetana R.T. restauro tessile, invece, è stata impegnata nell’intervento di smontaggio, restauro e rimontaggio degli apparati tessili dei vani bar e ristorante della grande struttura.
i viaggi
In entrambi i casi si è trattato di lavorazioni lunghe e impegnative, fatte di numerosi viaggi, sopralluoghi prima, durante e dopo la lavorazione, smontaggio e rimontaggio di diversi arredi, in condizioni spesso proibitive, nel buio e tra la polvere, e lunghe sedute in laboratorio per riportarli al loro originario splendore.
Un’attività iniziata tra il 2017, per R.T. restauro tessile, e il 2018, per Restauratori associati. Le due aziende sono state chiamate a intervenire, dalla veneta Intercantieri Vittadello di Padova, che si è aggiudicata il mega appalto da oltre 18,6 milioni di euro, finanziati dallo Stato.
L’intervento delle aziende reggiane è terminato solo poche settimane fa alla consegna definitiva del lavoro, quando anche tutto il piano rialzato è stato consegnato e il mega cantiere chiuso.
Ma nuovi sono già in programma, perché della grande struttura sono ancora da recuperare gli altri sei piani, consolidati strutturalmente per metterli in sicurezza, ma ancora tutti da riportare a nuova vita – da considerare che molti degli arredi sono stati persi negli anni, venduti all’asta o ceduti – e le aree esterne con il grande giardino. Proprio questo ultimo è al centro di una nuova cantierizzazione.
l’edificio monumentale
Le dimensioni dell’hotel sono imponenti nonostante la sua realizzazione fu compiuta in tempi record: due anni dal 1902 al 1904, l’architetto Romolo Squadrelli a firmare il progetto in “stile moderno” con la collaborazione dell’ingegnere Luigi Mazzocchi.
Per una lunghezza di 128 metri si affaccia sul fiume Brembo sul lato opposto del Casinò – a cui è collegato, come anche alle Terme, da un ponte –, ospita su sette piani 250 stanze, senza contare ristorante, bar e lo storico ingresso. Ai tempi d’oro ha ospitato personaggi illustri, famiglie reali, diplomatici poeti e artisti di fama come il compositore Pietro Mascagni, Eugenio Montale, Federico Fellini e la sua Giulietta Masina.
Alla sua creazione fu dotato, cosa allora eccezionale, di due ascensori, un impianto elettrico e acqua corrente e potabile. Una meraviglia dell’architettura e della tecnologia di allora che ora parla anche reggiano. —
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