«Un’esperienza unica che ci riempie di orgoglio»
Luci e applique sono tornati a brillare dopo oltre tre anni di duro lavoro «Solo per il grande lampadario all’ingresso un impegno di sei mesi»
SCANDIANO. «Il Grand Hotel è un mix interessante e unico. Lavorare qui è stata un’esperienza impegnativa e indimenticabile che ci riempie di orgoglio». Così Devid Miselli e Francesco Grisendi, che con Massimo Chiessi ed Elia Boiardi della Restauratori associati di Bosco di Scandiano si sono occupati del recupero dei punti luce e dell’impiantistica del monumentale albergo.
Il racconto degli anni di lavoro, delle singole impegnative fasi dell’intervento – un restauro di tipo conservativo – affascina anche i meno esperti e molto dice della passione che questi ragazzi, tutti restauratori specializzati, mettono nel loro lavoro. E della reverenza con la quale si sono accostati a questo intervento.
«L’impianto di illuminazione del Grand Hotel era un gioiello di avanguardia, firmato dalla ditta Del Grosso di Milano – spiega Miselli –. Fu il primo albergo in Italia ad essere dotato di corrente elettrica. Tutta la struttura è stata concepita per essere all’avanguardia. Allora destò grande stupore».
Con queste premesse inutile dire la cura e l’attenzione messa nell’affrontare questa che è stata anche una grandissima sfida: dopo decenni di incuria e abbandono contribuire a riportare il Grand Hotel al suo splendore originario. Un obiettivo per il quale il recupero dei punti luce era, inutile dirlo, davvero fondamentale.
«Noi siamo intervenuti per il restauro di tutti i lampadari – spiega Miselli – e le applique: apparati a muro con una base in legno a cui sono applicate le luci su strutture di ottone lavorato secondo il gusto più in voga a quel tempo».
Diverse le fasi di lavorazione, che hanno comportato un lungo impegno: oltre tre anni dall’inizio del 2018 al mese scorso.
«Abbiamo smontato tutto e portato in laboratorio a Bosco – spiega il restauratore –. Molti pezzi erano rotti o piegati, mancavano i cavi e altre parti. L’albergo era in stato di abbandono dal 1979 quando fu definitivamente chiuso. Il primo intervento di restauro ha riguardato la loro sistemazione. Poi abbiamo pulito le parti ossidate rispettando la patina originaria e l’usura creata nel tempo perché rimanessero il sapore e la coerenza a tutto il contesto. Abbiamo rifatto i vetri, recuperando le parti ottonate e nichelate, gli ornamenti a forma di foglia o frutta. Si è trattato di un lavoro durato più di tre anni. Partito all’inizio del 2018 e concluso poche settimane fa con l’ultimo sopralluogo».
Il solo grande lampadario che sovrasta l’ingresso principale davanti alla storica gradinata protagonista di diverse pellicole e clip musicali è costituito da 33 luci. «Per restaurare quello – precisa Miselli – ci sono voluti sei mesi».
Il lavoro della Restauratori associati ha riguardato 45 applique, 12 lampadari e due lampadari in vetro anni ’30. Inoltre Miselli e soci hanno ripristinato l’intero impianto elettrico: «Per farlo tornare funzionale – dice Miselli – e rimetterlo in qualche modo a norma, considerando che le norme in materia nel frattempo sono molto cambiate».
Alla fine la ditta scandianese ha portato a casa un grande risultato, aggiungendo un importante tassello all’obiettivo postosi fin dalla sua costituzione: essere un punto di riferimento per la qualità del restauro, l’affidabilità dell’impresa, la dimensione degli interventi. —
M.F.
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