«I servizi sociali hanno lavorato rispettando le norme»
NOVELLARA. «Caso Saman: il lavoro dei servizi sociali dell’Unione Bassa reggiana non è discrezionale ma fortemente regolamentato da norme e strumenti giuridici imprescindibili».
Inizia con queste parole la nota stampa diramata dall’ufficio stampa dell’Unione Bassa reggiana, pubblicata sul periodico novellarese “Il Portico”, uscito qualche giorno fa. Uno dei pochissimi documenti ufficiali rilasciati sulla vicenda della 18enne pakistana in cui l’ente unionale difende l’operato dei suoi servizi sociali.
«Il Servizio tutela minori – prosegue la nota – è un delicato e complesso lavoro di rete che coinvolge diverse figure professionali (operatori socio-sanitari e socio-assistenziali, Ausl, tribunale dei minori, forze dell’ordine) che si muovono secondo accordi rigorosi».
UN LAVORO DI RETE
«Si tratta – puntualizza la presidente dell’Unione, Camilla Verona – di un servizio altamente specialistico, composto da figure professionali competenti, che non si muovono con discrezionalità secondo modalità di intervento autonomo e soggettivo ma, al contrario, agiscono in un complesso sistema di rete, fortemente normato e rigorosamente regolamentato, composto da diversi attori pubblici e privati, assistenti sociali, psicologi, pediatri, medici, membri di istituti scolastici, Ausl, presidi sanitari, e forze dell’ordine che operano secondo le precise disposizioni del Tribunale dei Minori, attraverso decreti che sono vincolanti per tutti gli operatori».
«Il bambino – prosegue Verona –, l’adolescente o il neo maggiorenne (quando già in carico dalla minore età) e la sua famiglia sono al centro del processo d’aiuto messo in atto dai servizi socio assistenziali. La presa in carico di una relazione d’aiuto avviene in modo volontario o coatto, su mandato degli organismi giudiziari: procura, tribunale per i minori, giudice tutelare, tribunale ordinario. A quel punto interviene il lavoro di équipe multidisciplinare che prevede l’integrazione di professioni sociali, educative e sanitarie».
IL “CASO SAMAN”
«Nel momento – precisa il sindaco di Novellara, Elena Carletti – in cui Saman Abbas lo scorso anno, ancora minorenne, ha manifestato la sua richiesta di aiuto, i servizi sociali territoriali, in particolare l’Area minori, hanno risposto tempestivamente e nel pieno rispetto delle normative e del decreto emesso dal Tribunale dei Minori di Bologna. Da allora il raccordo con la ragazzina e il monitoraggio della sua situazione all’interno della comunità a cui era stata affidata sono stati quotidiani, come testimoniano i materiali agli atti del servizio in cui è relazionato tutto ciò che è stato fatto».
Si tratta di documentazione a disposizione della magistratura, tuttora coperta da segreto istruttorio.
USCITA DALLA COMUNITÀ
«Le cose – sostiene ancora Carletti – sono cambiate quando Saman ha raggiunto la maggiore età, perché nessun servizio sociale né il tribunale possono imporre a una maggiorenne alcuna azione senza il suo consenso».
«In sostanza, nessuno poteva obbligare la ragazza a rimanere in comunità senza la sua volontà né impedirle di far ritorno nella casa dei genitori – ribadisce ancora una volta il sindaco Carletti –. Cionondimeno, i servizi sociali hanno da subito e ripetutamente spiegato alla ragazza i rischi che poteva correre allontanandosi volontariamente, senza comunicazioni e senza accordo con i referenti socio-assistenziali. Tutto ciò è stato fatto per Saman Abbas dai servizi sociali della Bassa reggiana, che si sono attivati anche dopo il suo allontanamento volontario dalla comunità ad aprile, seguendo la delicata vicenda con estrema attenzione e rispetto, in totale accordo con l’autorità giudiziaria e le forze di polizia che seguivano il caso». —
A.C.
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