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«Quei morti ci ricordano che bisogna lottare per la democrazia e la difesa dei diritti»

jACOPO della porta
«Quei morti ci ricordano che bisogna lottare per la democrazia e la difesa dei diritti»

Il ministro del Lavoro Andrea Orlando nel suo discorso ai giardini ha parlato anche della riforma degli ammortizzatori sociali 

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commemorazione

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«Quella triste vicenda ci ricorda che la democrazia fu frutto di lotte e battaglie. Di capacità di difendere i diritti fondamentali. Perciò bisogna essere qui a manifestare la nostra gratitudine». Così il ministro del Lavoro Andrea Orlando nel discorso che ha tenuto ieri ai giardini pubblici di fronte a circa 250 persone. «Credo sia un dovere civico essere qui per chi si è battuto per difendere l’antifascismo e la nostra democrazia».

Nel corso della commemorazione del 7 luglio, anche attraverso le parole del sindaco Luca Vecchi, del presidente della Provincia Giorgio Zanni e di Ettore Farioli, figlio del martire Lauro, ci si è soffermati sull’importanza storica che quella tragedia riveste nella storia reggiana e italiana. Nella nostra città i fatti del 1960 si pongono in continuità con la Resistenza, i fratelli Cervi e l’eccidio delle Reggiane. In Italia quell’episodio si inserisce in un più ampio contesto di opposizione al rischio di disegni autoritari che all’epoca si stavano profilando. Il filo conduttore comune fu la promozione della democrazia e la tutela dei diritti.

Il ministro Orlando ha parlato delle lotte di oggi per i diritti civili e non si è sottratto a una domanda su quanto sta accadendo in Ungheria, dove il governo Orban ha varato una legge che discrimina le persone Lgbt. «Sono preoccupato che non si prenda le distanze da iniziative come quella – ha detto – perché la democrazia non è solo andare a votare, ma anche un sistema che consente di tutelare le minoranze, religiose di orientamento sessuale e politiche. Se queste garanzie vengono meno non si può parlare di democrazia. Che questo avvenga nel cuore della nostra Europa è un fatto che dovrebbe provocare una reazione unanime di tutte le forze politiche».

Il ministro ha fatto un accenno anche al Ddl Zan. «Non ho la pretesa di demonizzare chi non la pensa come me, ma ritengo che sia giunto il momento di prendersi delle responsabilità. È finita la fase dei giochetti. Se si vuole dare una tutela e una garanzia più forte contro l’omofobia c’è bisogno di una legge come ce ne sono in tutta Europa: se invece si ritiene che tutto non sia un problema lo si deve dire con chiarezza e ce se ne assume la responsabiltà di fronte all’opinione pubblica. Non dico che chi è contro la legge Zan è come Orban, dico che però chi ne impedisce l’approvazione si assume la responsabilità di aver privato il paese di un sistema di tutele nei confronti di un pezzo di società che ne ha bisogno».

La strage di 61 anni fa è strettamente connessa al mondo del lavoro. Tutti i martiri erano iscritti alla Cgil. Nel suo intervento Orlando ha parlato dell’attuale fase storica, caratterizzata dall’aumento delle diseguaglianze e dalle criticità della crisi provocata dal Covid. Inevitabile un passaggio sulla riforma degli ammortizzatori sociali. «Stiamo lavorando coi sindacati, con le parti datoriali e stiamo interloquendo con tutti i ministeri interessati a partire dal Mef. Ora siamo davvero alla stretta». Per Orlando, si tratta di una risposta, ma non l’unica, «allo sblocco dei licenziamenti. Bisogna rispondere con politiche industriali, politiche attive e di contrasto alle diseguaglianze. Ma intanto la riforma è uno strumento di copertura a prescindere dalla dimensione dell’azienda per la quale si lavora». —

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