Reggio città virtuosa ma non è sul podio dei Comuni “ricicloni”
Reggio Emilia. Sono 26 i Comuni “ricicloni” dell'Emilia-Romagna, dieci in più rispetto allo scorso anno, per un totale di 277.828 abitanti coinvolti. È quanto emerge dalla 28esima edizione del dossier Legambiente che premia i municipi più virtuosi nella raccolta rifiuti. Tre sono i comuni premiati nella classifica «vincitori assoluti»: Civitella di Romagna (Forlì-Cesena) per i comuni sotto i 5.000 abitanti, San Prospero (Modena) per quelli tra i 5.000 e 15.000 abitanti e Castelfranco Emilia (Modena) per i comuni sopra i 15.000 abitanti. Rimangono però parecchie differenze all'interno della Regione. Infatti, come sottolinea Legambiente, da un lato sono diversi i comuni che hanno raggiunto con un anno di anticipo i risultati fissati dalla legge regionale sull'economia circolare (cioè meno di 150 chili di rifiuti per abitante mandati a smaltimento ed il 73% di raccolta differenziata): 130 amministrazioni per circa due milioni di abitanti. Tra le zone virtuose vanno citate l'intera provincia di Parma e Ferrara, seguite da Reggio Emilia. Dall'altro lato alcuni territori non hanno raggiunto gli obiettivi fissati dalla Regione nemmeno a fine 2020. Tra questi la provincia di Ravenna, «profondamente in ritardo in tutti i comuni e nel capoluogo». Situazione che gli era valso l'ottenimento del primato “sacco nero” in occasione dell'ecoforum regionale dello scorso novembre. Proprio in quella sede Legambiente Emilia-Romagna aveva avviato il dibattito sul futuro piano rifiuti, evidenziando che se tutta la regione riuscisse ad ottenere i risultati dei territori più virtuosi in due-tre anni si potrebbero risparmiare 300.000 tonnellate di rifiuti altrimenti destinati all'incenerimento, portando così allo spegnimento di due impianti.
U uno degli strumenti fondamentali per raggiungere traguardi indicati da Legambiente è senza dubbio la tariffa puntuale, che però è in ritardo. L'applicazione della tariffazione puntuale era prevista entro il 31 dicembre 2020, «ma oggi purtroppo sono solo 90 i comuni in regola, (27% del totale) per un terzo della popolazione regionale». Ritardo «dovuto probabilmente anche alla pandemia ha influito sulle scelte delle amministrazioni locali». «Le esperienze in corso in tanti territori della regione – dichiara Legambiente – ci dimostrano che nei prossimi cinque anni ci saranno le condizioni per aumentare la raccolta differenziata, i posti di lavoro connessi e per chiudere due degli otto impianti di incenerimento oggi in attività, in tutto undici se si considerano anche quelli per rifiuti industriali». —
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