«Siamo in ginocchio Fate ripartire il settore dell’intrattenimento»
Daniela Aliu
MONTECCHIO. Rivolta delle imprese di intrattenimento, da ballo e dello spettacolo (riunite nella sigla Silb-Fipe) dell’Emilia-Romagna, che martedì si sono trovate davanti alla sede regionale Rai per chiedere – per l’ennesima volta – la possibilità di riaprire i locali da ballo, unici attualmente esclusi dalle riaperture. Presente anche il presidente Silb-Fipe della provincia di Reggio Emilia, Caterina Reverberi, che è anche titolare della pista da ballo Redas di Montecchio. Il problema che abbiamo voluto evidenziare e denunciare, spiega Reverberi, «è che mentre i nostri locali da ballo sono ancora chiusi, si sta ballando dappertutto, abusivamente e senza controllo». Il presidio è stato organizzato proprio per «accendere un faro su quello che sta succedendo, ma che le istituzioni sembrano non capire o non volere vedere. Auspichiamo che questo nuovo appello possa sensibilizzare una volta per tutte il governo».
Dopo aver consegnato foto e video a riprova di quanto dichiarato, gli imprenditori hanno descritto la criticità in cui il settore si trova: «Le nostre imprese sono in ginocchio – dice Reverberi – con fatturati crollati a zero, i nostri dipendenti e collaboratori sono senza lavoro, ma ogni notte vediamo che intorno a noi ci sono feste abusive, ristoranti e bar che si improvvisano discoteche, assembramenti e balli in piazza e in spiaggia. Quella che stanno vivendo i gestori di discoteche e locali da ballo, ma anche tutti i professionisti che lavorano insieme a noi, dalle orchestre ai dj, dai ballerini agli addetti alla security fino ai tecnici – continua – è un’agonia che dura ormai da 17 mesi, mentre davanti ci troviamo uno Stato cieco e sordo a ogni nostra richiesta di apertura, a ogni soluzione prospettata». Un grido d’allarme per le piste da ballo come la Redas di Montecchio che da sempre gestisce e offre posti di lavoro oltre che svago. «Siamo pronti a rispettare protocolli e linee guida – assicura Reverberi – cosa dobbiamo aspettare ancora? Senza una data per la riapertura non siamo riusciti a programmarci, a cercare il personale, a organizzare il lavoro e l’estate sta correndo via veloce. Quello che vogliamo, che non possiamo più aspettare, è poter tornare a lavorare. Speriamo davvero – conclude – che questo nuovo appello possa sensibilizzare una volta per tutte il governo, l’unico in grado di prendere la decisione di farci riaprire». —
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