Gazzetta di Reggio

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l’IPOTESI DI nuovo movente 

Dalle nozze palazzi e terreni al clan Abbas

Alessandro Cagossi

Dietro il matrimonio combinato di Saman spunta la motivazione economica: il cugino  promesso sposo è benestante La scoperta di “Chi l’ha visto”

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NOVELLARA. Denaro, terreni e palazzi. Partirebbe da una motivazione economica il matrimonio combinato voluto dai parenti di Saman Abbas, che la volevano sposa di un cugino benestante. Matrimonio che la ragazza, di cui non si hanno più notizie dal 30 aprile scorso, aveva rifiutato fin dall’inizio, con un tentativo di suicidio a marzo 2020 e la denuncia a servizi sociali e forze dell’ordine qualche mese dopo, a novembre 2020.

Il piano ordito dal clan della 18enne pakistana, quindi, originerebbe anche da un motivo economico. È la nuova tesi presentata mercoledì nella trasmissione “Chi l’ha visto” (Rai 3). È stata la conduttrice Federica Sciarelli, in base alle notizie giornalistiche acquisite nei villaggi del Punjab pakistano, luogo d’origine del clan Abbas, a proporre questa chiave di lettura: «Il motivo sono i soldi e i palazzi che dovevano rimanere in famiglia. Il cugino che Saman doveva sposare non è brutto o vecchio, ed è ricco, ha un palazzetto con sei scalini all’esterno, simbolo di potenza. Qui si tratta di genitori che pensavano ai loro interessi economici. È tradizione in Pakistan che i beni restino in famiglia, specie per chi appartiene alle caste medio-alte, e così non sarebbe stato con la decisione di Saman di amare una persona di una casta bassa, proveniente da una famiglia di artigiani. Per loro è la storia di due ragazzi che si amano, per i genitori no. La prova della loro colpevolezza sta nel fatto che partono dall’Italia lasciando un figlio minore qui e un’altra scomparsa».

Prosegue Sciarelli: «Pensavamo fossero a Charanwala, il villaggio in Pakistan da dove provenivano, e ci siamo andati anche noi, ma non li abbiamo trovati. Il palazzo di loro proprietà è chiuso, con i lucchetti alle porte da mesi. Dà l’impressione di essere abbandonato».

L’inviato della trasmissione è riuscito a parlare con il cugino promesso sposo che, dopo le prime resistenze, ha dichiarato: «Se può essere che sia viva? Vai a chiederlo alla sua famiglia, perché lo chiedi a me? Abbiamo sentito che le è successo qualcosa, ma non sappiano niente. Noi siamo solo molto dispiaciuti che non si trovi». Un vicino di casa degli Abbas ricorda la festa di fidanzamento con il promesso sposo, avvenuta nel gennaio del 2020 alla presenza di tutti, inclusa Saman. Poco dopo, tornata in Italia, la ragazza tenterà il suicidio. Alla trasmissione era presente anche Saqib Ayub, il fidanzato di Saman, che ha mostrato i simboli del loro amore: il vestito di broccato rosa per le nozze confezionato per Saman dai genitori del fidanzato, il completo per le nozze di Saqib, l’anello di fidanzamento, il bracciale da indossare nel giorno del matrimonio, la rosa di petali trasparenti che Saman gli aveva regalato per San Valentino, e tanti altri regali ancora incartati. «Spero lo possa indossare, questo vestito nuziale; spero sia ancora viva, magari nascosta da qualche parte dopo un rapimento», ha detto il ragazzo. Che si tratti di omicidio con occultamento di cadavere – ipotesi per cui propendono degli inquirenti – o rapimento con sequestro, presentimento o speranza del fidanzato di Saman, ancora rimane il mistero. Ma nella sparizione della ragazza è chiaro il coinvolgimento di tutto il clan Abbas, sia la famiglia del padre che quella della madre, che continuano a rappresentare una minaccia anche per la famiglia di Saqib, che ancora vive in Pakistan. Gli Abbas, infatti, sono un clan potente, composto da 28 famiglie, e hanno uno zio in polizia. «Chiediamo – ha detto Claudio Falleti, avvocato di Saqib Ayub – al governo italiano che si mobiliti affinché rilasci un visto per far venire in Italia i familiari di Saqib, per sottrarli alle minacce di morte del clan Abbas». —

Alessandro Cagossi

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